Verità e mistero nelle vicende della fiaba La Bella e La Bestia

la-bella-e-la-bestia-1Ci sono storie d’amore che ci affascinano dalla notte dei tempi e che ci hanno accompagnato sin dall’ infanzia come La Bella e la bestia.

La fiaba comparve in Europa nel ‘500 ad opera di Straparola, edita nel 1550 e nella più fortunata edizione veneziana del 1553, raccontava un mito narrato già da Apuleio nell’Asino D’oro. La versione a noi più familiare risale al 1740 ed è opera di Madame Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, pubblicata in la jeune américaine, et les contes marins .

Alle vicende narrate nella fiaba ripresa da Straparola si mescolano stranamente fatti e personaggi realmente vissuti, guarda caso, proprio negli anni in cui il racconto tornò a circolare per la vecchia Europa.Correva l’anno 1556 quando nelle isole Canarie, arcipelago da pochi anni passato nelle mani della corona spagnola, nacque un bambino nella tribù dei Guanci, un bambino come tanti altri se non fosse stato affetto da una rarissima malattia genetica detta ipertricosi a causa della quale il suo corpo si presentava completamente ricoperto di pelo.

Non si fa fatica ad immaginare quale curiosità potesse suscitare una creatura del genere, per altro in un’epoca in cui le fantasie popolari erano accese dalle opere dell’Ariosto che favoleggiavano di esseri selvaggi dall’aspetto primordiale che vivevano nei boschi fitti e tenebrosi.

Il Selvaggio Peloso, la nostra bestia, fu ribattezzato dagli spagnoli Pedro Gonzales e con questo nome fu accolto alla corte di Spagna. Qui ricevette una educazione da gentiluomo che lo trasformò in un essere ancora più raro, un selvaggio istruito!bestia2

La fama del ragazzo si diffuse presso le corti europee ed i  principi di diverse casate agognavano averlo, ma Pedro fu donato dal re si Spagna al futuro re di Francia , Enrico II. Alla corte di Francia Pedro continuò la sua educazione da signore e fu investito persino del titolo di Don, anche perché era figlio del capo della tribù dei Guanci.

Il Re, inoltre, lo nominò gentiluomo di Camera e poi sommelier de pannetterie bouche, incarico concesso solo ai nobili di Corte.

Pedro ben presto suscitò l’interesse anche della Regina, Caterina dei Medici, e fu proprio lei, forse ispirata dalla fiaba della Bella e la Bestia , che decise di fare un esperimento. Senza dire nulla di quanto deciso, e beneficiandola di una cospicua dote, convinse una delle sue dame di compagnia, la giovanissima e bellissima Catherine, a sposare Pedro. Pare che la poveretta abbia scoperto chi sarebbe stato il consorte solo la notte delle nozze e la sorpresa e l’orrore la facessero quasi morire.

A questo punto pare proprio che sia intervenuta la magia che di solito opera nelle fiabe e la storia di Catherine e di Pedro subisce una svolta.

L’uomo, infatti, si dimostrò una persona nobile di natali e spirito, di modi gentili, colto e operoso, padre affettuoso, ed anche ben introdotto a Corte, insomma un marito esemplare.

All’epoca non esisteva ancora la genetica e pertanto non si sapeva perché e come nascessero esseri pelosi, così Caterina dei Medici, e i numerosi naturalisti dell’epoca che seguivano le vicende del Peloso rimasero stupiti che i suoi primi figli fossero perfettamente normali, e che solo i successivi risultarono affetti da ipertricosi.

Intanto, alla morte di Enrico la famiglia Gonzales fu donata a Margherita d’Asburgo che allora governava i Paesi Bassi e il Ducato di Parma. Alla morte di Margherita, Pedro e la sua famiglia vennero in Italia presso Ranuccio Farnese , parente di Margherita, e si stabilirono a Parma.

Ben presto Pedro divenne insofferente poiché era costretto ad una vita inoperosa, e quindi accolse con favore la proposta di trasferirsi prima a Collecchio e poi a Capodimonte, sul lago di Bolsena, nel 1620 , per occuparsi della gestione della tenuta del Principe Farnese che era in stato di abbandono. Qui morì qualche anno dopo.

Dei suoi figli gli sopravvissero Arrigo e Tognina che continuarono le peregrinazioni per le corti d’Europa, com’era accaduto anche alla sorella Antonietta, donata alla marchesa Isabella Pallavicini di Soragna che la fece visitare dal naturalista Ulisse Aldovrandi, ma la loro fama non raggiunse mai quella del padre, i cui ritratti furono riprodotti e circolarono in ogni dove.bestia 3

La storia di Pedro Gonzales è una storia semplice che le circostanze hanno reso unica nel suo genere. Oggi suona strano pensare che un uomo affetto da una patologia genetica possa essere reso schiavo ed oggetto di curiosità morbosa da parte di altri esseri umani, e appare inaccettabile la sperimentazione che Caterina dei Medici operò sul povero Pedro, assolutamente immorale e irrispettosa della dignità umana, ma i tempi e la sensibilità erano ben diversi dalla nostra; non era solo una questione di morbosa curiosità, di gusto per il deforme, si pensi a nani e scimmie che circolavano per le corti europee, ma il segno che anche il deforme e mostruoso poteva essere conquistato dalla civiltà e dall’educazione.La-Bella-e-La-Bestia-4

Altri tempi e altre mentalità, altra cultura, ma è pur vero che la rilettura in chiave fiabesca della vicenda umana ci ha regalato la storia di un riscatto che non è limitata a Pedro e alla sua Catherine, ma è rivolta a ciascuno di noi, quale invito a riscattare e a riscattarci con cuore e coraggio da qualsiasi schiavitù, a lasciare che la Virtù della Bellezza conquisti il mondo…

Articolo scritto da Carmen Carbonaro

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