U catenacciu … il rito pasquale più antico della Corsica

sartene“La più corsa delle città corse” – è questo il motto che accoglie i numerosi visitatori di Sartene, piccolo borgo medievale della Corsica meridionale dall’aspetto tipico di una fortezza inespugnabile che custodisce un’antica tradizione lunga più di 500 anni …

Si tratta de “U Catenacciu” che in dialetto significa uomo con le catene. Eh si, un evento che richiama numerosi visitatori e pellegrini, da ogni angolo dell’isola e non solo, la sera del Venerdì di Pasqua per assistere alla rappresentazione della Passione di Cristo che si snoda lungo il centro storico del borgo. Una processione d’origine francescana che mischia influenze aragonesi con pratiche penitenziali proprie delle confraternite dei flagellanti presenti in Corsica durante il XVI secolo.

CATINNACIU-SARTEN 1Alle 21:30 le porte della chiesa si aprono ed esce una processione che scorta il penitente rosso: un uomo incappucciato, completamente vestito di rosso con una catena al piede di 17 chili che porta una croce massiccia in legno di quercia di 37 kg e percorre quasi 2 km nella città, un percorso lungo la strada nel quale deve cadere tre volte, come fece Gesù Cristo. Accanto a lui vi è un secondo penitente, sempre con il volto coperto ma stavolta vestito di bianco che regge l’altra estremità della croce … il “penitente bianco” rappresenta Simone di Cirene.

SARTENE 3

Prima di rientrare in chiesa, il penitente è in ginocchio per l’ultima predica e Simone di Cirene gli stringe la mano forte.

SARTENE 2

La leggenda racconta che sono banditi, criminali venuti a espiare un peccato impronunciabile e di cui solo il sacerdote conosce l’identità, ma chi conosce questa tradizione centenaria sa bene che sotto quei cappucci si nascondono solo dei semplici uomini cristiani. 

Una tradizione che ancora a distanza di secoli si rinnova puntualmente ogni anno e le persone più anziane amano ricordare che, anche nei momenti più terribili, questo appuntamento non è mai stato cancellato; anche nel ‘43 , nonostante la guerra, si fece ma quella volta di giorno!

Articolo scritto da Graziella La Rosa

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