Tesori di Sicilia, San Domenico a Castelvetrano

san domenico1E’ notte. La terra trema ormai da diverse ore, ma la scossa più forte deve ancora arrivare…la avvertiranno persino a Pantelleria, poco dopo le 3. Quella scossa  ha segnato la vita nella Valle del Belice in quel gennaio del 1968, anche della nostra piccola gemma, la chiesa di San Domenico a Castelvetrano.

La piccola costruzione si trova in Piazza Regina Margherita, all’ingresso del paese, e accoglie il visitatore con aria dimessa, di austera semplicità. La facciata , infatti, è in mattoni calcarei, il portale di ingresso , di gusto rinascimentale, è sormontato da un timpano triangolare. La parte superiore è adornata da un finestrone con una piccola balaustra.

Varcata la sogli si viene accolti dalla frescura delle chiese antiche…e da un trionfo di stucchi e colori che fanno di San Domenico la Cappella Sistina di Sicilia, a buon diritto.

Voluta dalla potente famiglia dei Tagliavia nel 1470, in origine la chiesa  fu dedicata  a Santa Maria di Gesù , nella seconda metà del XVI sec.  divenne il mausoleo della famiglia Aragona Tagliavia, subendo, per altro , diversi rimaneggiamenti, quali l’innalzamento del pavimento dell’unica navata e l’aggiunta di quattro cappelle laterali, comunicanti tra loro.Proprio in quegli anni la piccola chiesa si avvia a diventare un capolavoro, poiché Carlo Aragona Tagliavia vi chiama ad operare, tra il 1574 e il 1580,  il pittore Antonio Ferraro da Giuliana e i suoi figli Tommaso ed Orazio, che arricchirono il Cappellone e il coro  di stucchi e affreschi di gusto manieristico, rappresentanti episodi del Vecchio e del Nuovo Testamento.

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Il gioco di luci ed ombre, di colori e stucchi,  colpiscono l’osservatore, dandogli l’impressione di trovarsi dinnanzi a tendaggi pregiati e a marmi policromi. Su tutte le opere campeggia la rappresentazione del Tronco di Jesse nella parete che separa in presbiterio  della cappello del coro, sovrastata dalla raffigurazione della Vergine Maria.5389_sandomenico 4

All’interno della chiesa in origine si trovavano numerose opere, tele, e sculture ,  a testimonianza della ricchezza  delle famiglie nobili che abitavano a Castelvetrano. Oggi , purtroppo, rimane ben poco.Le  opere sono state trasferite nella vicina chiesa di San Giovanni , come la Madonna di Loreto de 1489 di Francesco Laurana, il San Vincenzo Ferreri compiuta tra il  1525 e il 1530 dallo spagnolo Antonello Bonavides,  la copia  dello Spasimo di Raffaello del 1584 di Gianpaolo Fondulli, la Circoncisione del 1580 del fiammingo Wrobe.

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Dopo l’abbandono  e la ferita inferta dal terremoto, la Chiesa è stata più volte ripresa e restaurata, sino al 2010 quando finalmente è stata restituita alla fruizione pubblica.

articolo scritto da Carmen Carbonaro

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