Storie d’Italia e di Francia, la nascita del bidet

Se andaste in giro per il mondo assai di rado vi imbattereste nel bidet, che, invece, in Italia è un articolo di uso comune in ogni bagno che si rispetti.
L’origine e il nome, però, sono francesi, da bid o bidein , piccolo esserino, che poi era il temine usato per indicare il pony. La scelta del nome probabilmente è legata alla posizione che si assumeva, a cavalcioni, per farne uso.


Il primo esemplare di bidet apparve nel 1710, ideato da Christophe Des Rosiers. Pare che lo strumento fosse destinato a dare sollievo ai cavalieri che trascorrevano lunghe giornate sui loro cavalli. Des Rosiers ne installò un centinaio nella Reggia di Versailles per volontà del Sovrano, suscitando l’interesse delle cronache dell’epoca , tanto che nel 1731 fu pubblicato l’opuscolo de ” Utilité des bidet”.
Risale a qualche anno prima , al 1726, l’ aneddoto narrato dal Luois de Voyer marchese D’Angerson che, un mattino, andò a trovare Madame De Prie, moglie del Primo Ministro, e la trovò a cavallo del suo bidet. L’episodio dimostra che la storia di questo oggetto d’arredo si intreccia con quella della nobiltà francese per la quale furono realizzati celebri esemplari di pregevole fattura, da quello di Madame de Pompadour, un capolavoro con la tazza metallica lavorata a sbalzo e lo schienale in legno di rosa intagliato, a quello della duchessa di Bedford e di Madame Talmont.
In effetti i primi prototipi erano opere decorative costituite da uno sgabello con intelaiatura in legno, più o meno pregiati, spesso lavorati dagli ebanisti, mentre la tazza era in metallo, stagno, altre volte in porcellana. Spesso erano dotati di un coperchio . Insomma, più un’opera decorativa più che un articolo funzionale.
La strana forma del bidet comunque suscitò qualche inganno al suo primo apparire, tanto che nel 1739 veniva pubblicizzato come custodia per violino in porcellana con quattro piedi. Non accade diversamente a Giuliana di Santacroce che, ricevutone uno in dono dal cardinale de Bernis, nel dubbio, lo usò come piatto da portata per servire a cena il capitone!
Per altro in quei secoli più che alla pulizia del corpo si badava a quella dell’anima. Era considerato un atto peccaminoso venire a contatto con le parti intime del corpo, come sosteneva lo stesso Diderot, impossibile accettare moralmente l’uso del bidet! Per altro lo strumento era spesso utilizzato nelle case di appuntamento dove veniva incontro alle esigenze delle donne che lì lavoravano. Pertanto la fama del bidet si legò agli ambienti peccaminosi e licenziosi, non certo agli ambienti familiari delle case per bene.
Questo fu uno dei tanti motivi per i quali cadde in disuso, persino i 100 bidet di Versailles furono disinstallati, e la memoria sopravvisse negli aneddoti , nei cataloghi dell’epoca, nel dipinto di Boucher che nel 1741 realizzò “La toilette intime” con dama intenta alle sue abluzioni sul bidet.
Il bidet scompare in Francia per riapparire nel bagno di Maria Carolina D’Asburgo-Lorena, Regina di Napoli, che lo volle nella Reggia Di Caserta. Che i Borbone di Napoli fossero più attenti all’igiene dei cugini d’Europa era un fatto risaputo, tanto che la Reggia di Caserta era una delle pochissime dimore reali europee fornita di una stanza da bagno con acqua corrente e una elegantissima vasca in marmo di Carrara e il primo bidet d’Italia, appunto.
La sana abitudine igienica stupì anche i funzionari sabaudi che, quando entrarono alla Reggia di Caserta, inventariarono il bidet come “oggetto per uso sconosciuto a forma di chitarra”.
Sabaudi o non Sabaudi , alla metà del XIX secolo si comprese che la diffusione di molte malattie, dalla tubercolosi alla tisi , al colera, era dovuta alle scarse condizioni igieniche e ci si impegnò nella diffusione degli articoli dedicati alla pulizia del corpo. Purtroppo i soliti pregiudizi morali impedirono per lungo tempo di accettare e diffondere l’uso del bidet, basti penare che ancora nel 1928 il catalogo della “La Rinascente” includeva il bidet come “ la vaschetta che serviva alle persone malate”, giusto per non dire che era lo strumento celebre nelle case di appuntamento dove era possibile contrarre qualsiasi malattia.
L’evoluzione sociale e la rivoluzione culturale successiva alla Seconda Guerra Mondiale permisero la diffusione delle tecnologie idrauliche e l’installazione di bagni moderni dotati di acqua corrente, e anche il bidet trovò il suo posto, stavolta in bagno , e diventò fisso. Dagli anni Sessanta in poi è stata una continua evoluzione nelle prestazioni e nel design.
Oggi il bidet lo si trova in pochi paesi al mondo, oltre all’Italia, pare solo in Francia e in Portogallo. Rimane il disprezzo nei paesi anglo sassoni e negli USA tanto che nel 1992 il New York Post scriveva con un certo sarcasmo che la Principessa Diana aveva acquistato un appartamento sulla Quinta Strada, costo cinque milioni di dollari, dotato di 5 bagni con 5 bidet!
Così il resto del mondo guarda al bidet come uno stravagante simbolo del Bel Paese, tanto che pure nelle guide elaborate dal Ministero del Turismo di Francia nel 2001 si raccomanda agli alberghi internazionali di mettere i bidet solo nelle stanze destinate agli ospiti italiani…
Articolo scritto da Carmen Carbonaro

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