Storia di un personaggio, l’Innominato

_Innominato 1“Di costui non possiam dare né il nome, né il cognome, 
né un titolo, e nemmeno una congettura
sopra nulla di tutto ciò. Fare ciò ch’era vietato dalle leggi,
o impedito da una forza qualunque; esser arbitro,
padrone degli affari altrui, senz’altro interesse
che il gusto di comandare; esser temuto da tutti,
aver la mano da coloro ch’eran soliti averla dagli altri;
tali erano state in ogni tempo
le passioni principali di costui…”

 

Costui  è colui che storia e letteratura chiamano con fare sinistro Innominato…

In realtà l’Innominato è personaggio realmente vissuto, al quale la finzione letteraria restituisce lo spessore psicologico perduto nella mera ricostruzione storica dei fatti.

E allora l’Innominato prende il nome di Francesco Bernardino Visconti, figlio naturale di Bernabò Visconti, Signore di Milano, e di Paola Benzoni, nato probabilmente a Brignano d’Adda nella cui chiesa parrocchiale si conserva ancora oggi l’atto di nascita.innominato 2

L’epoca del giovane Francesco non era certamente delle più serene. Non stupisca pertanto che il ragazzo, cresciuto a Crema e successivamente educato al Collegio dei Nobili a Milano insieme al fratello Galeazzo Maria, iniziasse la carriera …criminale in giovanissima età.

Si narra, infatti, che a undici pensasse bene di rapire la madre per impedirle di sposare in seconde nozze un pretendente a lui non gradito; a quattordici  anni, lo ritroviamo a capo di una masnada di bravi, con i quali si dedicava alla rapina e alla depredazione. Fonti storiche riferiscono che con tale banda di violenti, nel 1593, a Bagnolo Cremasco, fece irruzione nella dimora di un ricco mercante , aggredendolo e devastando ogni cosa. Il terribile crimine gli valse il bando dalla città decretato dal Consiglio dei Dieci di Crema.

 Si trasferì allora nella tenuta di Sangiorgino , trasformandola nella base per le sue feroci imprese che gli valsero il soprannome di Conte del Sagrato, pare perché provasse il sadico piacere di trascinare le vittime sul sagrato della chiesa prima di dare loro il colpo di grazia.

Proprio con il nome di Conte del Sagrato l’Innominato fa la sua prima apparizione letteraria nella versione del Fermo e Lucia.

Nel 1602 subì la confisca dei beni e una grida del 1603 stabilì la taglia di 200 scudi per chi lo avesse catturato. Bernardino fuggì in Svizzera, per continuare a gestire segretamente i suoi loschi affari attraversando la frontiera  tra la Repubblica di Venezia e i territori spagnoli, e rifugiandosi nella tenuta di Chiuso, giusto al confine…una vita all’insegna del crimine e del pericolo, come un dei migliori latitanti di Cosa Nostra!

Nei Promessi Sposi l’Innominato è protagonista dei capitoli cruciali della vicenda di Renzo e Lucia, quando ogni cosa pare perduta ed invece il Destino, travestito da Provvidenza, cambia il binario sul quale corrono le vicende umane…

Nella notte del pentimento la rocca abbarbicata tra Somasca e Vercurago, in una valle angusta e uggiosa, sul monte brullo, simbolo della sterilità dell’anima, pare gemere per l’ansia, il rimorso, la paura della morte, non solo corporale, la fatica di sostenere il vuoto assoluto che opprime il cuore dell’Innominato, che pure nell’apparizione di Lucia ha la grande occasione di tornare a provare pietà , come una scintilla di umanità che si fa strada e diventa l’ incendio che sbarazza la vita di tutto il male inutilmente commesso.

Come si fa festa per il figlio prodigo tornato alla casa del Padre, così il mattino saluta con il festoso suono delle campane il ritorno alla Casa del Bene dell’Innominato, e il Padre nella vicenda manzoniana assume le sembianze di un altro personaggio storicamente esistito, il Cardinale Federico Borromeo.

La rocca Somasca e l’anima del suo padrone da luoghi impenetrabili divengono mura di sicura accoglienza nel periodo delle invasioni, tanto che Don Abbondio, Perpetua e Agnese, come molti altri, vi si rifugeranno per sfuggire ai Lanzichenecchi.castello-innominato 3

E Francesco Bernardino Visconti davvero si convertì , tanto che le fonti storiche ci parlano di un uomo che trascorse gli ultimi anni della sua vita in preghiera e meditazione presso i frati cappuccini, prima di morire nella casa dove era cresciuto, Palazzo Benzoni a Crema, essere tumulato nella Cattedrale di Santa Maria Assunta , e finire nella trama del più celebre dei romanzi italiani attraverso una secolare linea di parentele che lo legò a Giulia Beccaria, la madre di Alessandro Manzoni.

Articolo scritto da Carmen Carbonaro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *