Storia di una donna, Adelasia del Vasto

????????????????????????????????????

Patti, Cattedrale di San Bartolomeo…qui riposano le spoglie mortali di una donna molto amata, temuta e ammirata…la Contessa Adelasia del Vasto, la regina di alabastro, tanto delicata ed eterea appare la sua effigie sul sarcofago rinascimentale.

La storia racconta , invece, di una donna forte e volitiva, sin da giovanissima, quando, insieme ai fratelli, rimase orfana di Manfredi del Vasto, marchese di Monferrato.

Affidata alle cure dello zio Anselmo prima e dell’avido Bonifazio dopo, Adelasia imparò ben presto a contare solo su se stessa.  Non ebbe tentennamenti a  trasferirsi al Sud alla ricerca di fama, ricchezza e riscatto sociale,  come fecero  molte nobili famiglie del Nord Italia, sostenute dai sovrani Normanni che cercavano di incrementare la popolazione latino –cristiana nel Meridione di prevalente cultura greco –ortodossa.

Nel 1089, a Mileto, Adelasia andò in sposa al Gran Conte  Ruggero ,  dandogli due figli, che nulla potevano aspirare in termini di successione e potere , essendo giunti dopo ben altri dieci tra fratelli e sorelle. Ma il Destino,  si sa , è imprevedibile, così proprio l’ultimo dei figli di Adelasia ,  Ruggero, diventerà l’erede della Contea e il primo sovrano di Sicilia con il nome di Ruggero II, precursore dello splendore del Regno  di Federico II di cui fu nonno.adelasia 2

Adelasia non dimenticò certo la sua famiglia di origine, tanto da convincere  Ruggero I a lasciare che due suoi figli si fidanzassero  le sue sorelle, e che la figlia del Conte, Flandina,  andasse in sposa al fratello Enrico del Vasto, al quale  fu concesso il titolo di Conte di Paternò.

Abile stratega, Adelasia non solo creò attornò a sé una corte fatta di forti legami parentali, ma si accattivò il favore del clero , in particolare quello di culto bizantino, senza tralasciare la cura dell’integrazione tra le genti che in quegli anni popolavano la Sicilia…arabi, greci, ebrei, bizantini e latini, ognuno geloso della propria tradizione culturale. Dopo la morte di Ruggero I,  negli anni della reggenza per i figli Simone prima e poi per Ruggero, Adelasia seppe trasformare la sfarzosa Corte di Palermo, dove si era stabilita, in un esempio di integrazione culturale da fare invidia persino ai giorni nostri! L’integrazione fu la chiave del successo e della crescita economica della contea, ma Adelasia  voleva di più, voleva la corona per il figlio Ruggero.

Per questo motivo nel 1113 partì dal porto di Messina con diverse navi cariche di tesori, la sua dote, alla volta di Gerusalemme per andare in sposa a Baldovino I, Sovrano di Gerusalemme , e praticamente sul lastrico! La ricca dote di Adelasia faceva gola, così Baldovino, ripudiata la moglie Arda, sposò Adelasia. Il matrimonio durò ben poco, giusto il tempo perché Baldovino sperperasse i beni della moglie, prima che il matrimonio fosse dichiarato nullo dal Papa e la Gran Contessa facesse ritorno in Sicilia.

Secondo alcuni storici , l’annullamento fu voluto dal clero latino che non aveva ricevuto un trattamento particolarmente favorevole da parte di Adelasia, per altri fu voluto proprio da quest’ultima che si era resa conto troppo tardi che le avide mire di Baldovino non le avrebbero permesso di realizzare l’ambizioso progetto della corona per Ruggero.

Nel 1117 Adelasia tornò in Patria, portando a seguito alcuni religiosi dell’Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo, che fondarono monasteri e chiese in tutta la Sicilia.

 Nonostante le proteste di Ruggero, che la voleva accanto a sé a Palermo, la donna preferì trovare pace in un monastero sulle colline di Patti, dove rimase sino alla morte avvenuta il 16 aprile 1118.Cattedrale_Patti_03

Ad Adelasia si deve, tra le numerose altre innovazioni,  la redazione del documento cartaceo più antico di Europa,  il cd Mandato di Adelasia , scritto in greco e arabo nel 1109 con il quale si imponeva ai vicecomitali la protezione del monastero di San Filippo di Demenna.  Il documento oggi si trova nell’ Archivio di Stato a Palermo.adelasia4

Articolo scritto da Carmen Carbonaro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *