Spagna…la leggenda di Babieca

babieca1“ La mia memoria vacilla… non ricordo più se le cose sono accadute , oggi, ieri, un mese fa…tutto ciò ha poca importanza, in questi giorni tutti uguali, mi trascino pigramente sui questi campi verdi, e sento la nostalgia di altri giorni, di altri campi, quelli di battaglia, animati dal clangore delle armi, dall ’odore del fumo, dalle voci concitate degli uomini coinvolti nella lotta…e sopra tutte,  quella del mio Signore.

Ascolto i giovani che si avvicinano al mio pascolo,  commentano la mia vita. A volte alzo lo sguardo e scopro nei loro occhi le migliaia di domande che vorrebbero farmi sul mio Cid…ma non posso e non voglio rispondere,…ormai son trascorsi due anni dal nostro addio, sul campo di battaglia, ma il ricordo di quel giorno è ancora vivo.

Le truppe dell’emiro Yusuf Ibn Tashfin erano alle porte di Valencia e il mio Cid, ormai morente, mi chiese di portarlo fra i suoi uomini, di andare avanti anche dopo averlo sentito esalare l’ultimo respiro, di guidare la carica, di difendere Valencia.. E così ho fatto, spero sia fiero di me…

Come raccontare alle nuove generazioni le emozioni di quella vita, di quei giorni perduti?”

Proviamo ad immaginare i ricordi di Babieca, il leggendario cavallo che accompagnò Rodrigo Diaz de Vivar nella sua lunga vita di soldato di professione e di eroe della Reconquista , all’epoca in cui la Spagna era occupata dagli arabi. Un destino che ha condotto un uomo sui campi di battaglia, trasformandolo nella leggenda di El Cid Campeador, narrato nell’epopea del Cantar de mio Cid e nella  Cronica Particular del Cid, insieme , appunto , a Babieca

“Com’era fiero il giovane Rodrigo Diaz de Vivar quando il suo padrino, quel monaco borioso che si faceva chiamare Don Pedro il Grande, lo apostrofò babieca, stupido, perché mi aveva scelto nel branco dei cavalli andalusi, come dono di compleanno …

Don Pedro, che in giro era conosciuto come Peyre Pringos (“Pierino Grasso”), non mi riteneva idoneo per un cavaliere e per le battaglie alle quali il suo protetto era destinato. Avrebbe preferito un altro esemplare tra i magnifici cavalli andalusi che allevavano i monaci certosini di Jerez de la Frontera e di cui andavano orgogliosi.babieca2

Il mio Cid mi chiamò per scherzo Babieca, che divenne il mio nome, e non ebbi mai a rimproveraglielo in virtù dell’affetto che mise ogni volta che lo pronunciò.

La vita mi ha offerto mille occasioni per dimostrare il mio vero cuore e carattere, sui campi di battaglia, dove nacquero leggende persino sul mio nome.

Vi è chi racconta che fui un dono di Sua Maestà Don Sancho II al suo Campeador , scelto tra i cavalli delle Reali Stalle di Siviglia, e fui chiamato Babieca per la mia regione di origine, la Babia.

Altri , invece, narrano che fui dono di un nobile berbero , ammirato del coraggio di El Cid, e per la stortura  della parola barbaro o berbero fui chiamato Babieco, barbaro anch’ io …

Per trent’anni ho combattuto i Mori, ho giurato fedeltà ogni volta che lo ha fatto il mio Cid, ogni volta che ha impugnato la sua spada, la Tizona, per difendere le terra e l’onore di Spagna…di quella spada sono stato anche un po’ geloso, ma il mio Signore a me solo ha destinato sguardi d’intesa e parole di encomio, solo io ho potuto sentire il battito del suo cuore e lui il mio.

Eh, si, La ricompensa per il mio servizio l’ho avuta in vita, il privilegio di essere parte della vita di El Cid!

Attendo il giorno in cui potrò rivederlo e potrò udire nuovamente la sua voce, quando sarò sepolto accanto a lui nel monastero di Cardegna, come ha di posto prima di morire.”babieca tomba

El Cid morì in battaglia il 10 luglio 1099 , nell ’assedio di Valencia, e fu sepolto nel monastero di Cardegna. Babieca visse alcuni anni ancora, arrivando all’età di quarant’anni, accudito dagli eredi della famiglia Diaz, probabilmente dalla moglie di Rodrigo, Donna Jimena. Alla morte, l’animale fu sepolto accanto al padrone.

Nel 1921 la  salma di El Cid fu traslata nella Cattedrale di Burgos, ma non vi è dubbio, però, che nella memoria e nella leggenda Babieca ed El Cid rimarranno indissolubilmente legati, per sempre.

Articolo scritto da Carmen Carbonaro

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