Sicilia…La Vendemmia con i suoi canti popolari e gli antichi mestieri

vendemmia“Il pero disse all’uva: o disgraziata, tu morirai schiacciata; l’uva rispose: ma a l’uomo che mi calpesta, gli farò girar la testa”

Questi versi sulla vendemmia insieme a diverse canzoni siciliane popolari, rappresentano il patrimonio di un’attività molto antica, che viene praticata in numerose località, ma che in Sicilia ha radici profonde.

La vendemmia viene svolta tra luglio e ottobre e consiste nella raccolta delle uve da vino e da tavola. Il momento adatto della raccolta dipende da molti fattori, primo fra tutti, il grado di maturazione desiderato dell’uva.

Questa, viene praticata in tutte le parti del mondo; oggi come 4000 anni fa si compie a mano, ed è considerata una festa di abbondanza, gioia e aggregazione. Ormai però, soprattutto in molte aziende vinicole la vendemmia viene svolta con le macchine, che velocizzano il lavoro a discapito spesso della qualità.vendemmia 2

In particolar modo in Sicilia, la vendemmia ha tradizioni molto antiche, infatti era un momento molto atteso in cui ci si ritrovava tutti insieme, ma anche un’attività a cui erano legati diversi mestieri come “ u vindimmiaturi” e “ u pistaturi”.

Questi mestieri, considerati lavori manuali, erano molto complessi e richiedevano sudore e fatica. Si partiva molto spesso alle prime luci dell’alba a piedi e veniva svolto per molte ore al giorno.logo vendemmia

Il pestatore d’uva o “pistaturi” ad esempio, era un operaio che aveva il compito di schiacciare l’uva o a piedi nudi o calzando pesanti scarponi. Il lavoro era allietato dal canto di alcune canzoni tipiche della vendemmia siciliana, al ritmo delle quali, gli operai con piccoli passi e con le mani dietro la schiena effettuavano una specie di girotondo nel “parmento” ove si trovava l’uva appena raccolta.

Nella prima fase il lavoro era facilitato dall’aiuto di una ruota (u sceccu), fatta da rami di salice intrecciati su cui una o più persone vi salivano per aiutare a pressare maggiormente i grappoli.vendemmia 4

I pistaturi, con le braccia poste ognuno sulle spalle dell’altro, iniziavano a salire sullo sceccu ponendo un solo piede su di esso, mentre l’altro rimaneva sulla pista. Al comando saltando sullo sceccu, attraverso i movimenti delle ginocchia, pressavano ulteriormente i chicchi d’uva che erano rimasti attaccati ai grappoli.

“Patruzzu mi ni vaiu a vindimmiari, pigghiatimi a cuvecchia e lu cuteddu, la sacchinedda pi la passulidda, na crunicedda d’oro ma ta fari. Cu li travagghi o liolà, cu li suduri o liolà, vinni lu tempo di lu vindimmiari”

“ Padre andiamo a vendemmiare, prendetemi il cesto e il coltello, un sacchetto per l’uva passa, una corona d’oro dovete farmi.”vendemmia 3

Questa è una delle tante canzoni intonante dai vendemmiatori che si alzavano la mattina presto, si riunivano tutti insieme e prendevano tutti gli attrezzi per compiere la raccolta dell’uva. E ancora…

“Dumani chiu matinu ma ta chiamari, a potta du futtinu ma ta spittari, lu capu chiumma sapi unnamu a ghiri, vinni lu tempu di lu vindignari.”

“ Domani dovete chiamarmi la mattina presto, aspettatemi all’ingresso della porta del Fortino, il capo gruppo sa dove dobbiamo andare, è venuto il tempo di vendemmiare”.

Articolo scritto da Elvira Guglielmino

 

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