I Sassi di Sicilia, il villaggio del Canalotto

Nel cuore della Sicilia, a pochi chilometri dal centro abitato dell’antica Kalat Xibet, la Montagna fortificata, divenuta l’odierna Calascibetta, sorge il villaggio rupestre del Vallone del Canalotto.

Il sito si trova nella valle del Morello, in una profonda insenatura, lungo la trazzera regia Calascibetta- Alimena, tratto della Siracusa Thermai, una sorta di autostrada del passato, che conduceva a Termini Imerese.

La località è stata abitata sin dalla preistoria e presenta tracce del passaggio delle popolazioni greche e romane. Ne sarebbe testimonianza la presenza di numerose nicchie all’interno delle grotte, veri e propri colombari, che pare abbiano contenuto le urne cinerarie legate al culto dei defunti.

Il villaggio , però, ha conservato una impronta prettamente bizantina, probabilmente perché la popolazione giunta al seguito del generale Belisario nel 535 si stabilì tra quelle rocce e lì coltivò le proprie tradizioni culturali.

Dell’epoca bizantina rimangono due chiese, su due livelli, che conservano i resti di dipinti  murali, e circa una trentina di grotte che furono adibite a civile abitazione.

La singolarità del sito, rispetto a tutti gli altri siti rupestri della Sicilia, consiste nella sua notevole estensione e organizzazione , visto che le grotte –casa erano scavate lontane dagli anfratti destinati agli edifici di culto, questi ultimi contrassegnati da una croce sul frontone d’ingresso.


La popolazione che risedette nel villaggio del Canalotto era organizzata come una comunità autonoma. Lungo le pareti delle grotte sono state trovate delle scanalature che servivano alla raccolta dell’umidità che trasudava dalla roccia. L’acqua, attraverso una serie di condotte, veniva convogliata in alcune grandi vasche in pietra di uso comune. 

Nel 827 in Sicilia giunsero gli arabi che riorganizzarono la vita socio-culturale dell’isola, ma il sito non fu abbandonato : continuò ad essere abitato dai monaci di culto orientale- ortodosso, e , dopo il loro abbandono, le popolazioni contadine usarono le grotte quali ricovero per gli animali e deposito di granaglie.

È plausibile supporre che l’isolamento del Canalotto abbia permesso la sopravvivenza del tratto bizantino, visto che la popolazione fu convogliata verso il nuovo centro abitato che si strutturò con gli arabi prima e i normanni del Conte Ruggero d’Altavilla dopo, permettendo la nascita della moderna Calascibetta, centro militare di forte fascino medioevale che da sola merita una visita.

Oggi il sito del Canalotto è tornato a rivivere grazie all’opera dei volontari dell’associazione Hisn al Giran.che ne curano il mantenimento e la fruibilità da parte del pubblico.

Per chi desiderasse andare a visitarlo si consiglia di percorrere l’autostrada Catania Palermo, uscita Enna.

È sufficiente controllare sul sito dell’associazione per verificare gli orari di apertura che dipendono dalla stagione.

Articolo scritto da Carmen Carbonaro

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