Parigi, la vera identità del Gobbo di Nôtre Dame.

Nel 1831 lo scrittore Victor Hugo consegnò alle stampe il suo capolavoro Nôtre Dame de Paris, romantica storia che si dipana tra zingari, monsignori, capitani delle guardie, ingiustizie, amori, fughe e morti.
Nôtre Dame de Paris è la storia della bellissima Esmeralda, la zingara che si procura da vivere danzando sulla piazza della cattedrale in compagnia della capretta Djiali. La gitana non passa certo inosservata, ed infatti, dall’alto delle torri campanarie di Nôtre Dame Monsignor Frollo la vede e perde la testa per lei tanto da ordinarne il rapimento. Ed ecco apparire il protagonista del romanzo, Il Gobbo Quasimodo

“… la bocca a ferro di cavallo, il piccolo occhio sinistro ostruito da un rosso e folto sopracciglio, mentre l’occhio destro è completamente scomparso sotto una verruca enorme, questi denti disordinati, tagliati qua e là, come le finestre di una fortezza …”
Il Destino sembra essersi accanito contro il pover’uomo: nato deforme, all’età di quattro anni è stato abbandonato dai genitori sul sagrato della Chiesa e lì raccolto da Frollo che lo ha trasformato in campanaro. Quasimodo cresce nella solitudine che lo protegge dalla cattiveria alla quale sarebbe esposto per il suo terribile aspetto. Le campane sono il suo solo conforto, ma anche la sua condanna perchè il loro forte suono lo porta alla sordità.
Tanta deformità nasconde un animo nobile, delicato, gentile, capace di emozionarsi davanti alla bellezza di Esmeralda. Mentre , infatti, prima Frollo poi il capitano delle guardie, lo sbruffone Phoebus, desiderano Esmeralda solo per concupirla, Quasimodo se ne innamora a tal punto di cercare di salvarla e , quando la ragazza muore impiccata come strega, non esita a lasciarsi morire accanto a lei…il romanzo, infatti, ruota attorno alla strana sepoltura che nasconde le ossa di una donna, di una capra e di un gobbo.
La trama del romanzo è molto articolata, mescola le caratteristiche del romanzo ottocentesco con il sapore noir gotico, l’attenzione per la storia e per l’architettura, con i suoi voli tra le guglie e le terrazze di Nôtre Dame che, negli anni in cui il romanzo fu scritto, veniva riscoperta nei minimi dettagli grazie ad un approfondito lavoro di restauro.
I personaggi della storia sono nettamente delineati, i protagonisti che rifulgono per la bontà d’animo e l’onestà , e gli antagonisti, da Frollo al capitano Phoebus, per il degrado morale che non li fa esitare nel condannare un innocente alla sofferenza e alla morte. Tra questi personaggi quello che certamente ha maggiormente colpito generazioni di lettori è proprio il gobbo deforme Quasimodo. Celebrato nei cartoni firmati Disney e nei musical , si pensi al meritato successo del capolavoro a regia di Riccardo Cocciante, Quasimodo è il paradigma dell’animo umano, capace di provare amore sebbene egli sia stato rifiutato persino dai genitori, di sapersi incantare innanzi alla bellezza nonostante egli incarni la bruttezza, che sa far cantare le sue campane in maniera esemplare anche se egli è sordo, e tutto questo , che sa di miracolo , accade perchè ha in sè l’Amore, la Bellezza, l’Armonia.
Chi era in realtà il campanaro sordo di Nôtre Dame?Possibile che Victor Hugo abbia tratto ispirazione da un personaggio realmente esistito?
Lasciamo Parigi, e andiamo a Londra. Pare che la storia inizi proprio lì.
Seguiamo le tracce dello scalpellino Henry Sibson, vissuto ta il 1795 e il 1870. Sibson, non trovando lavoro in Inghilterra, si trasferì in Francia, al soldo di botteghe inglesi che avevano gli appalti per la ristrutturazione di Notre Dame. Così giunge a Parigi dove incontra Trajan, un incisore. L’amicizia tra Sibson e Trajan fiorisce perchè , a dire di Sibson, Trajan è un uomo estremamete gentile, che non si tira mai indietro nell’aiutare i compagni di lavoro. Tramite Trajan Sibson conosce il capo mastro , uno scultore che gli scalpellini chiamano Le Bossu. Sibson descive l’uomo come schivo, di poche parole, che non ama mescolarsi con gli altri lavoratori, e ,caratteristica più importante, è gobbo.
Sibson entra nell’entoruage di Le Bossu e finisce per lavorare nelle botteghe di Dreux.
La storia che vi abbiamo narrato emerge dai sette volumi manoscritti, acquistati nel 1999 dalla Tate Gallery ed oggi esposti nella Hyman Kreitman Reading Room, che rappresentano il diario di Sibson.
E Hugo?All’epoca dei restauri di Nôtre Dame, le botteghe degli scalpellini si trovavano nel sesto arrondissement di Parigi, vicino all’ Ecole des Beaux Arts. In quello stesso periodo Hugo ô viveva proprio in quel quartiere , dove l’eco dei restauri della cattedrale erano molto forti, l’opera era grandiosa e affascinante. Pare che l’autore si sia lasciato coinvolgere dall’aura di mistero dal sapore gotico medioevale tanto caro agli scrittori romantici , e si sia ispirato ai personaggi realmente incontrati. Quasimodo sembra la fusione tra l’aspetto grottesco del Gobbo Le Bossu e il carattere gentile e cordiale di Trajan, così come emergono dalla descrizione dei diari di Sibson.
Vi è di più.
Il protagonista di un altro capolavoro di Hugo , Les Miserables, si chiamava in origine Jean Trojan, solo in seguito si trasfomò in Jean Valjan…coincidenze?
Articolo scritto da Carmen Carbonaro.