Panarea … la divina e l’isola dei vip!

Continua il nostro tour dell’arcipelago delle isole Eolie con Panarea, un’isola riscoperta negli anni Sessanta del XX secolo da un gruppo di intellettuali e artisti in cerca di un luogo selvaggio; oggi è diventata la meta estiva dei VIP, ma in ogni periodo dell’anno sa regalarci atmosfere d’incanto.

Panarea la “divina”, la regina della movida delle Eolie o anche “l’isola del peccato” come la definì la nota giornalista e scrittrice Lina Sotis nel 1987 sul Corriere della Sera, è stata immortalata in diversi film come Caro diario di Nanni Moretti.

Il modo migliore per conoscere tutte le sue bellezze naturali è sicuramente un giro dell’isola via mare. Coste ricche di baie, calette e grotte rendono Panarea unica. Tutta l’area costiera eoliana racchiude paesaggi di straordinaria bellezza ed unicità, ma il mare di Panarea spicca per la presenza degli isolotti di Basiluzzo, Bottaro, Dattilo, Lisca Bianca e Lisca Nera che, insieme all’isola, formano un arcipelago a sé stante poggiato su un unico complesso vulcanico.

Partendo dal porto in direzione sud, dopo aver superato il promontorio di Peppemaria e l’abitato di San Pietro, raggiungiamo Drautto dove sorge il caratteristico abitato che si distende lungo la linea costiera. La Punta Torrione, situata di fronte alla contrada di Drautto, ci divide dalla Caletta Zimmari, l’unica spiaggia dell’isola situata tra il centro abitato e Punta Milazzese, molto frequentata dai turisti durante il periodo estivo e caratterizzata dal colore rossastro della sabbia. Sul versante sud di Punta Milazzese è possibile godere del meraviglioso costone roccioso di Calajunco, la famosa piscina naturale dell’isola, caratterizzata da un’acqua cristallina e racchiusa tra le rocce del promontorio, dove scavi archeologici effettuati nel 1948 hanno portato alla luce i resti di 21 capanne ovali e tondeggianti risalenti all’età del Bronzo. Dopo il rinfrescante bagno a Calajunco continuiamo verso il versante occidentale introdotto dalla frastagliata costa che tende ad inasprirsi man mano che ci si avvicina al versante occidentale. Dal mare stesso si comprende come l’isola abbia due facce, la prima che corrisponde all’abitato e si presenta con lievi pendii che diradano dolcemente fino al mare, lasciando spazio a pianure e a meravigliose spiaggette; l’altra faccia, in contrapposizione alla prima, si presenta aspra e selvaggia, percorsa da canaloni e ripidi pendii sotto costa che rendono impossibile l’approdo.

Consigliamo a tutti coloro che ne hanno il tempo di non tralasciare la visita dell’abitato di Panarea. Nel percorrere le vecchie mulattiere che salgono fino alla vetta di Punta del Corvo si assapora tutta la cruda atmosfera di un popolo che ha dovuto lottare contro l’aspra natura e l’isolamento, avendo pochi mezzi a disposizione. L’opera dell’antica civiltà contadina è tangibile anche da lontano ma è quando ci si immerge in certi luoghi che si comprende l’enorme lavoro realizzato per sottrarre porzioni di terra alla montagna da destinare all’agricoltura e per la costruzione di tutte quelle opere come sentieri, canali e cisterne, essenziali per lo svolgimento di tale attività di sussistenza per l’intera popolazione dell’isola.

Panarea, meta delle nostre prossime vacanze!

Articolo scritto da Graziella La Rosa