Il mito di Veles… il dio degli inferi

Il mito di Veles, ma anche di altri dei rientra nel mondo della mitologia slava, che comprende leggende e credenze su cui era fondata la cultura religiosa di queste popolazioni.

Le origini della mitologia risalgono alla fase di unità culturale, etnica e linguistica dei popoli slavi.

Nella tarda metà del decimo secolo, Veles era uno dei sette dei le cui statue vennero erette da Vladimir I di Kiev sulla collina dove si trovava il suo castello; inoltre la statua di Veles non si trovava assieme alle altre, bensì giù in città, nel posto dove si teneva il mercato. Questo non solo indica che era connesso col commercio, ma mostra anche che il suo culto doveva essere tenuto separato dagli altri: questi ultimi in alto, sulla cima della collina, Veles in basso, in pianura.

Veles conosciuto come Volos è un importante dio della terra, delle acque e degli inferi, appartenente al pantheon slavo ed associato ai draghi, al bestiame, alla magia, ai musicisti, alla ricchezza ed all’inganno. È l’antagonista del supremo dio del tuono Perun, la cui battaglia contro di esso costituisce uno dei più importanti miti della mitologia slava.

La battaglia tra un dio del tuono ed un enorme serpente (o drago) è una caratteristica unificante di tutte le mitologie indoeuropee: nella versione slava del mito, Perun è il dio del tuono, mentre Veles si comporta come un drago che si oppone a lui.

All’origine dello scontro tra le due divinità c’è il furto del figlio (o della moglie, o del bestiame) di Perun per mano di Veles; tale gesto è tra l’altro anche un atto di sfida: Veles, in forma di grande serpente, striscia fuori dalle caverne del mondo sotterraneo e sale avvolgendosi attorno all’albero del mondo verso i domini celesti di Perun, provocando la reazione di quest’ultimo che lo attacca con le sue saette. Veles scappa, si nasconde, ma alla fine viene ucciso e, in questa morte rituale, qualsiasi cosa abbia rubato viene rilasciata dal suo corpo distrutto in forma di pioggia che cade dal cielo.

Il mito della tempesta, come viene generalmente chiamato dagli studiosi al giorno d’oggi, serviva agli antichi slavi per spiegare il cambiamento delle stagioni: i periodi secchi venivano interpretati come il caos risultante dal furto di Veles, tempeste e fulmini erano visti come battaglie divine e la conseguente pioggia era il trionfo di Perun su Veles nonché il ristabilimento dell’ordine delle cose. Essendo un mito ciclico (si ripeteva ogni anno) la morte di Veles non era mai permanente, ed esso si riformava sotto forma di serpente che mutava la pelle e rinasceva in un nuovo corpo.

Il conflitto tra Perun e Veles non rappresentano lo scontro dualistico tra bene e male ma piuttosto l’opposizione tra i principi naturali di terra, acqua e sostanza (Veles) contro il cielo, il fuoco e lo spirito (Perun).

Veles mandava anche regolarmente gli spiriti dei morti nel mondo dei vivi come suoi messaggeri, a questo proposito venivano tenute feste in suo onore verso la fine dell’anno, in inverno, quando secondo gli slavi i confini tra il mondo dei vivi e quello dei morti si affievolivano, e gli spiriti ancestrali tornavano tra i viventi. Si tratta dell’antica festa pagana Veljia noc (Grande notte), il cui retaggio persiste ancora in molti paesi slavi sotto il nome di Koleda , che può essere festeggiata da natale fino alla fine di febbraio. Durante la Velja noc giovani uomini, chiamati koledari o vucari, si vestivano con lunghi cappotti di lana di pecora e indossavano maschere grottesche, girovagando attorno ai villaggi in gruppi, facendo molto baccano e cantando canzoni nelle quali dicevano di aver viaggiato per un lungo tragitto e che erano tutti bagnati e infangati; quest’ultima era una chiara allusione al bagnato oltretomba di Veles dal quale venivano sotto forma di fantasmi. Il padrone di ogni casa che visitavano li accoglieva caldamente e si presentava con doni che si credeva venissero passati a Veles (il che lo rende molto simile ad un drago che accumula tesori). I doni assicuravano buona sorte e ricchezza alla casa e alla famiglia per tutto l’anno mentre, mentre incollerire Veles avrebbe portato ad essere colpiti da malattie.

Articolo scritto da Elvira Guglielmino