Mazara del Vallo, città dell’intercultura.

mazara 1“L’Italia senza la Sicilia non lascia immagine nello spirito, qui è la chiave di tutto”.

Wolfang Goethe, primo turista-viaggiatore della storia… 

E solo chi avrà conosciuto la Sicilia potrà dire di conoscere veramente l’Italia.

Per questo motivo  occorre soffermarsi su una delle città più “cosmopolite” del versante occidentale per scoprire la chiave per una convivenza interculturale che in questo lembo di terra viene sperimentato da secoli, come si evince dal mix di colori, suoni e profumi sprigionati dai vari angoli della città.

Da scoprire alcuni dei punti nevralgici, il porto e la Cattedrale, solo per iniziare.

Sicuramente di grandissima importanza strategica, il porto di Mazara del Vallo, che sorge alla foce del Fiume Mazaro che trae la sua origine dalle fonti di Rapicaldo (nel territorio del Comune di Salemi), diventò un importante emporio fenicio tra il VI ed il IV secolo a.C., come confermato da alcuni scavi che hanno portato alla luce antichi moli.

Anche la sua vicinanza alle coste africane (dista infatti solo 150 km da Capo Bon in Tunisia) hanno chiaramente fatto si che il porto risultasse nel corso dei secoli come punto di incontro delle varie imbarcazioni che sia in pace ma anche in guerra, solcavano il mare Mediterraneo.

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Attraverso le varie dominazioni arabe e normanne, Mazara ha conosciuto periodi di grande splendore come testimoniano le numerose chiese presenti nel centro della città, la famosa Casbah ( antiche e strette viuzze da dove spesso promana l’irresistibile odore del famoso cous cous..).

Di sicuro impatto è la Basilica cattedrale sorta per volere di Ruggero I a seguito di un voto fatto in battaglie e costruita sulle rovine di una antica Basilica distrutta precedentemente di Saraceni.

Nel XVII secolo venne trasformata in una cattedrale barocca a croce latina riccamente decorata al suo interno e con un imponente campanile che domina la facciata sinistra che si affaccia sul mare ed il porto.

cattedrale

Tre navate dividono l’interno grazie a due serie di colonne doriche. Molte opere d’arte impreziosiscono il patrimonio del Tempio, compresi tre sarcofagi romani, altri due del ‘500, pregevoli affreschi del pittore Giovanni Giambecchina, un portale marmoreo con le storie di Sant’Egidio, opera dello scultore carrarese, Bartolomeo Berrettaro (1525).

Fra le altre opere, una Croce lignea dipinta, realizzata da un anonimo maestro siciliano del XIII secolo che ha sfruttato i due lati della scultura per altrettante raffigurazioni: da un lato l’immagine del Cristo; dall’altro, al centro, l’Agnello Mistico e, sulle braccia della croce, i simboli dei quattro Evangelisti.

 Infine, il gruppo statuario rappresentante la Trasfigurazione, opera di Antonello Gagini (1535): nella composizione, Gesù sul monte Tabor, accompagnato dai profeti Mosè ed Elia e dai discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni.

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E non finisce qui…

Articolo scritto da Angelo Cannella

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