Marsala e la via del vino: alle radici del mito

1397228383-0-vini-e-sapori-visita-le-cantine-storicheLa Sicilia è sempre stata una miniera ricchissima di giacimenti enogastronomici.

In particolare, la viticoltura trapanese è tra le più antiche della Sicilia, come testimoniano i vasi vinari risalenti all’VII – VI secolo a.C. ritrovati a Mozia.
Si dice che furono i Greci ad introdurre questa preziosa coltura presso i Romani, ma studi recenti hanno dimostrato che la vite, in realtà, era probabilmente conosciuta dai Sicani, popolazione autoctona siciliana, circa cinquemila anni fa.
Fu con lo sbarco dei primi Cretesi, nel XV secolo, e poi dei fenici che si insediarono nell’isola dal XII secolo che fu conosciuta la vite nella varietà domestica.
Ai Greci spetta sicuramente il merito di aver importato nuovi metodi di coltivazione e di produzione riuscendo ad ottenere vini corposi, densi di aromi e di elevato grado alcolico, esportati in tutto il mondo antico.
Vini di cui il Marsala è diretto discendente.

Già citare il nome di questa città è sufficiente per evocare non solo pagine di storia famosissime, ma anche uno dei vini mito dell’olimpo dell’enologia internazionale.

Si deve a una intuizione di un inglese John Woodhouse, la nascita a Marsala, nel 1773, del vino dolce, omonimo della città, che per primo in Sicilia, nel 1969, ha ricevuto il riconoscimento della denominazione d’origine controllata (doc).

Woodhouse era un mercante di Liverpool impegnato nel commercio delle ceneri di soda, che nel 1773 navigava lungo le coste siciliane diretto a Mazara del Vallo.
La nave, però, non raggiunse mai il noto porto siciliano perché una tempesta la costrinse a una sosta imprevista nel porto di Marsala che a quell’epoca era caratterizzata dalla presenza di numerose osterie.
Ed è proprio in una di queste che a Woodhouse venne offerto il miglior vino qui prodotto, quello che i contadini riservavano alle grandi occasioni: il perpetuum.
Woodhouse ne rimase letteralmente affascinato e subito intuì che era perfetto per essere degustato nei raffinati salotti inglesi.
La preoccupazione era che il vino si potesse alterare durante il viaggio verso l’Inghilterra.
Così decise di aggiungere al perpetuum un po’ di acquavite da vino, e ne spedì le prime 50 pipe (botti con capienza di oltre 400 litri) a Liverpool con l’intenzione di testarne l’effetto.
È così che nacque il mitico Marsala, quello che l’ammiraglio Nelson definiva «degno della mensa di qualsiasi gentiluomo» e con il quale riforniva la sua flotta.

Uno dei modi migliori per andare alla ricerca dei migliori vini marsalesi è sicuramente quello della visita delle varie cantine  disseminate sul territorio, oltre che  quello della visita dei vari bagli che si trovano nelle rigogliose campagne dell’ hinterland dove i vigneti si perdono a vista d’occhio.

vigneto

Il Marsala, oggi, è figlio delle cultivar Grillo, Catarratto, Grecanico, Inzolia e Damaschino,fra quelle a bacca bianca; di Pignatello Calabrese, Nerello Mascalese e Nero d’Avola, fra quelle a bacca rossa, con possibilità di aggiunta di alcol etilico o acquavite di vino e di mosto cotto, concentrato o fresco.

 Le diverse case vinicole utilizzano metodi di lavorazione molto particolari, che prevedono alcune varianti “della casa” e producono, oltre ad alcune vecchie seppur ancora in uso denominazioni, almeno 45 varietà di Marsala DOC.
Infatti in base all’invecchiamento e al relativo grado alcolico si ottengono innanzitutto i Marsala Fine, Superiore, Superiore Riserva, Vergine o Soleras e Vergine o Soleras Stravecchio detto anche Marsala Vergine Soleras, che a loro volta si differenziano per tre diversi livelli di colore e di dolcezza.

I colori sono mille sfumature: oro, ambra e rubino, luminose e intense che riflettono l’antica anima della città, il fascino e i contrasti delle sue contrade, che si estendono a perdita d’occhio tra un Mediterraneo che sembra immenso e un paesaggio di dolci colline e di campagne generose.
Gli eleganti, quasi balsamici, ricchi e morbidi profumi riprendono quelli portati da un vento insistente e a volte capriccioso, ma sempre così perdutamente sensuale, di erbe selvatiche, fascinosi palmizi, rigogliosi gelsomini, zagare, mandorli in fiore, dolcissimi fichi d’India, frutta secca, spezie, tabacco.

marsala
I sapori raccolti in un bouquet ampio, inebriante, avvolgente e vellutato sono gli stessi sentori di mandorle e nocciole tostate, agrumi maturi, frutta esotica, caramello, liquirizia e vaniglia di una terra incredibilmente dolce e prodiga ma a volte anche terribilmente aspra e asciutta.

mulino

Articolo scritto da Angelo Cannella

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