Luci ed ombre dell’eredità di Tita

María del Carmen Rosario Soledad Cervera Fernández de la Guerra, familiarmente chiamata Tita, è miss Spagna 1961, una donna dalla vita avventurosa che da decenni sa far parlare di sè. Dopo aver sposato l’attore Lex Barker e il produttore Espartaco Santoni, nel 1985 convola a nozze con il barone von Thyssen-Bornemisza, il miliardario olandese naturalizzato in Svizzera, nobile magnate dell’acciaio e della meccanica, amante dell’arte, della pittura in particolare.


Tita conobbe il barone von Thyssen nel mondo delle feste e dei circoli dell’alta società d’Europa degli anni Ottanta. Nel volgere di poco tempo la bellissima ex miss divenne la quinta baronessa Von Thyssen. Fu proprio il marito a trasmetterle la passione per l’arte, a tal punto da diventare la sua migliore collaboratrice nella realizzazione di una delle più corpose collezioni pittoriche del mondo, la collezione Thyssen, appunto: Ghirlandaio, Constable, Caravaggio, Canaletto, Goya, Gaugin, Monet, Renoir, solo per citare alcuni dei nomi illustri che dimoravano tra le pareti di Villa Favorita , sul lago di Lugano, dimora dei Thyssen.
Il barone , però, desiderava che le opere potessero essere fruite anche dal pubblico, in un museo che portasse il suo nome, desiderio non difficile da realizzare dal momento che diverse istituzioni museali corteggiavo la famosa collezione che, intanto, era diventata una leggenda…

Nonostante le proposte di Margaret Thatcher e di Helmut Khol , vinse l’amore per Tita e la collezione Thyssen fu concessa dal barone al Governo Spagnolo.
Era il 1993 e le 800 opere, dal valore stimato all’epoca da Sotheby’s in 2 miliardi di dollari, furono date in comodato al prezzo di favore di 350 milioni e collocate nel Palacio Villahermosa, sede del nascente Museo Thyssen-Bornemisza , nel cuore di Madrid, a pochi metri dal Prado.
L’episodio finì su tutti i giornali, gli Spagnoli ne erano entusiasti, un po’ meno gli Svizzeri, e da più parti circolò la voce che il Barone avesse voluto sottrarre in tal modo la collezione che gli era costata una vita e un intero patrimonio alle dispute dei suoi eredi.
La baronessa Tita seguì l’esempio del marito e così nel 1999 concesse in prestito al Governo spagnolo una prima trance di opere in loan agreement per 11 anni , con possibilità di rinnovo e opzione di acquisto. Si trattava soprattutto di opere di Impressionisti. Nel 2004, dopo la morte del marito avvenuta due anni prima, altre opere, per un totale di di 429 opere e un valore di oltre 750 milioni di dollari, arricchirono la concessione.
Gestire un patrimonio come quello dei Thyssen non è certo affare semplice e la baronessa Tita ha più volte cercato di vendere al Governo le opere o una parte di esse, ma senza successo, e così è tornata agli onori della cronaca nel 2012, quando una delle opere della collezione, The Lock di Constable, è stata venduta da Christie’s 27 milioni di dollari, per pagare molti dei debiti che aveva con l’erario. Notevoli proteste si levarono da più parti, dalle autorità del Museo von Thyssen alla popolazione, che temevano di veder depauperato il patrimonio di uno dei venti musei più visitati al mondo.
La baronessa , però, necessitava di liquidiità, e le contese per il patrimonio con il figlio Alejandro Borja Thyssen-Bornemisza de Kászon et Impérfalva, nato a Madrid nel 1980 da Manuel Segura ma adottato dal barone, non rendevano la situazione più semplice. Nonostante le difficoltà, Tita non ha mai smesso di amare sia l’arte sia la sua Spagna.
Dalle concessioni di opere a numerose istituzioni museali come il MNAC di Barcellona, alla realizzazione di un network museale nel Paese: a Malaga nel 2011 è nato il Museo Thyssen dedicato all’arte andalusa e alla pittura spagnola del XIX e XX secolo, nel 2016 è nata una sezione del Museo in Andorra, ed ancora un altro sorgerà nel 2019 a San Feliu de Galoix, poco lontano da Barcellona.
L’operato della baronessa von Thyssen sembra proprio voler tranquillizzare gli spagnoli, e i turisti di tutto il mondo, che la Fondazione Thyssen non intende rinchiudere le opere dell’arte mondiale, patrimonio di tutti gli esseri umani, tra le mura di un palazzo. Anzi.

Articolo scritto da Carmen Carbonaro