L’arte della lavorazione del merletto a Malta

La storia della lavorazione del pizzo e del merletto a Malta ha origine all’inizio del Seicento, quando per la prima volta, questo manufatto venne nominato nella cattedrale a Gozo dove furono realizzate due tovaglie da altare bordate di pizzo. Nella lingua maltese non esisteva una parola che esprimesse il concetto di pizzo. Nella lingua italiana si parla di Merletto, Trina, o Pizzo, poiché essa era la lingua ufficiale dell’arcipelago maltese dai tempi della dominazione siciliana, prima dell’arrivo dell’Ordine dei Cavalieri di Malta nel 1530 e tale rimase fino a circa un secolo dopo l’occupazione britannica, nel 1800. 

Malta inoltre è stata da sempre legata alla Sicilia, poiché entrambe dominate dai saraceni e unite dagli scambi commerciali attraverso cui giungevano nei vari porti oltre a vari prodotti in cotone, quantità di pizzo, per il quale ambedue le isole erano ben conosciute nel Sei e Settecento.  In questo periodo si  sviluppò la moda di questo pizzo leggero ad ago o spola, ben diverso dai ricami e le passamanerie, sviluppatesi nel milanese e dalle parti di Venezia e Genova nel Cinquecento. Era una forma di artigianato gelosamente conservata negli stati ricchi del Meridione.

Alcuni artigiani maltesi si dedicavano all’arte del ricamo in seta ed oro ed al mestiere della doratura. Per la produzione del pizzo sono necessari dei specifici arnesi: una base d’appoggio ovvero un cuscino rigido. Inoltre da Venezia fino alla Sicilia si è adottato il cuscino a tombolo.  A Malta è uguale e viene chiamato imhadda. Le spole sono bastoncini di legno chiamati in italiano piombini perché contengono dei pesi in piombo.  La versione di questi in maltese è detta, ciombini

Il museo delle belle arti, alla Valletta, espone un dipinto del francese Antoine de Favray (1706-1798) intitolato Dama maltese in visita che attesta per la prima volta l’esistenza dell’arte del pizzo. In questo dipinto viene rappresentata la produzione del pizzo nel ricco abbigliamento della nobiltà maltese, vista all’interno di una casa gentilizia.

La filatura tessile, il ricamo ed il merletto erano spesso promossi dalla chiesa che conservò questa forma di arte durante il precario periodo napoleonico ed i primi decenni della dominazione britannica su Malta.   La vita a Gozo era relativamente dura e l’industria artigianale diventò la principale fonte di reddito delle famiglie di contadini. La  rinascita della produzione del pizzo viene attribuita a Lady Hamilton Chichester una filantropa che, interessandosi a questa forma di artigianato, fece venire da Genova alcuni artigiani che le ridiedero vita, particolarmente sull’isola di Gozo. Tra gli artigiani più conosciuti vi furono Canonico Salvatore Bondì (1790-1859)  e Clemente Busuttil (1810-1883) che inframezzò il pizzo a lavori di ricamo su tessuto, introdusse nei lavori la croce di Malta e l’uso delle strisce o trine di pizzo unite insieme per la produzione di opere di grandi dimensioni. 

Attualmente si svolgono due giornate che commemorano l’Arte del Pizzo, l’una a Gozo in Primavera e l’altra a Malta in Autunno.  Sono tutte attività legate al programma per l’Arte del Pizzo offerto nella sede di Gozo dell’Università di Malta.  L’emblema della Croce di Malta è il marchio che testimonia il patrimonio storico-culturale delle isole maltesi.

Articolo scritto da Elvira Guglielmino