L’arte del Pupo Siciliano con il maestro Francesco Salamanca

Salamanca 1Un corpo di legno, vesti pregiate, armi finemente cesellate, una carattere deciso … sua Signoria il Pupo Siciliano.

Ogni pupo ha un nome, una identità, un carattere … decine i personaggi che nell’arco dei secoli hanno narrato le gesta dei paladini di Carlo Magno, prendendo in prestito la voce dai pupari. Non solo racconti di gesta di eroi, ma l’universo delle emozioni umane: il coraggio, la fedeltà, la fellonia, la codardia, l’amore, l’amicizia, la follia, la gelosia …

L’arte del Pupo, dalla sua creazione alla messa “in scena”  è una realtà tutta meridionale, dal tempo in cui a Napoli Donna Peppa la coltivò e la rese celebre, sino al riconoscimento UNESCO nel 2008 quale Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità.

Segno dei tempi è che quest’arte popolare, un tempo fonte di intrattenimento delle masse, oggi è divenuta oggetto di interesse da parte di studiosi, assumendo gli aspetti di cultura di nicchia, di studio non solo delle rappresentazioni ma dell’intero fenomeno culturale in sé.

Il fenomeno, per altro, ha valicato i confini italici, anche grazie all’opera meritoria del nostro ospite, il Maestro Francesco Salamanca, puparo per passione e professione dalla nascita, o quasi, e di sua moglie Angela.

  1. Quando la sua passione per i Pupi è diventa la sua professione? Quando ha incontrato colei che poi sarebbe diventata sua moglie, avevate già in comune questa passione o è stato lei a trasmettergliela?

<< La passione è iniziata all’età di 9 anni grazie a mio papà che frequentava il Teatro dei Pupi realizzato da Padre Pignataro, in via Plaja a Catania. Allora il teatro  era la principale forma di intrattenimento, ma anche  momento di aggregazione per piccoli e grandi, dove la cultura si lega alle regole educative e alla moralità. Dentro il teatro c’è tutto!  Ed ecco che, spettacolo dopo spettacolo, nasce la magia che accende  la fantasia dei bambini, e anche la mia.

Tornando a casa racimolavo  tutto ciò che potevo riciclare … stoffe, legno, metallo per realizzare i miei primi lavori.

All’età di 12 -13 anni iniziai a sistemare i pupi che si rovinavano a seguito dei combattimenti, piccoli lavori che avevano il sapore del gioco ma che, con il passare del tempo divennero il mio mestiere. Insomma, giocando giocando è nata la mia attività.

Quando ho incontrato mia moglie, lei mi chiese: << che mestiere fai? >> <<Faccio i pupi siciliani>> – risposi io – e lei esclamò: << Quelle cose brutteee?>>

Marito e moglie si completano davvero, ciascuno di loro racconta un pezzo dell’attività che svolgono, ci raccontano vicende della loro vita familiare che pure hanno influenzato le scelte professionali, con orgoglio, con ilarità,con professionalità, con una luce negli occhi e una emozione nella voce che tradisce l’amore per il loro mestiere.

  1. Ogni personaggio è frutto di una attenta ricerca come lei stesso ha dichiarato. Come è nato questo suo interesse per la storia e  le tradizioni dei personaggi popolari? Come nasce un nuovo Pupo?

Parla Angela … << Quando abbiamo deciso di non rifornire più i negozi di souvenir, abbiamo anche fatto la scelta di non limitare la produzione solo ai i pupi più conosciuti come Orlando, Rinaldo e Carlo Magno. Abbiamo iniziato a sperimentare e per fare ciò ho sentito la necessità di documentarmi. Bisogna essere preparati, soprattutto quando si va in giro a far conoscere il valore del proprio lavoro. Così ho iniziato a leggere libri che raccontavano la storia dei personaggi, le loro caratteristiche, il rapporto  tra i Paladini e  le donne saracene, i costumi …

Proprio nel momento in cui abbiamo dato una svolta alla nostra attività, mi sono appassionata e ho iniziato a tirare fuori nuovi personaggi creando delle vere e proprie collezioni, a volte con più di 30 soggetti.

La nostra opera si è rivolta ad una nuova fascia di mercato, quella dei collezionisti e degli estimatori dell’arte del Pupo Siciliano.

Ogni personaggio realizzato ha una sua storia, alle spalle vi sono intrighi familiari, relazioni con la società in cui vive, convinzioni religiose, relazioni sentimentali, e ognuna di queste storie va raccontata all’acquirente.

Ho studiato le caratteristiche dei Pupi della Scuola catanese ma anche di quella palermitana , perché pur trattandosi di Opera dei Pupi, simboli e colori sono nettamente diversi, così come diverse sono le tradizioni e le caratteristiche costruttive del pupo, persino espressioni facciali. >>

E’ Francesco che parla e ci racconta le diverse fasi di costruzione del pupo.

<< Si parte sempre dal disegno e quindi dalla progettazione. Si decidono le proporzioni e l’anatomia del corpo e quindi l’identità da dare al pupo attraverso i costumi, e soprattutto, l’espressione del viso che viene rigorosamente dipinto a mano, senza tralasciare i simboli e l’armatura.

Il pupo viene realizzato in legno, poi rivestito e chiuso nell’armatura di ottone sbalzato.

salamanca 2

Per noi è importante restare fedeli alla tradizione, ma  molto di più personalizzare il Pupo, lasciando una impronta che lo identifichi immediatamente come prodotto della nostra azienda, quindi unico sul mercato.

Così, per esempio, l’aquila che campeggia sullo scudo di Orlando ha le caratteristiche ben definite e volute da me. Il Pupo catanese  Uzeda, che porta il simbolo dell’elefante e il baffetto tipicamente siciliano, è proposto con una lavorazione di brunitura e sbalzo tutta particolare che lo identifica immediatamente con un Salamanca. >>

  1. Come avviene il passaggio dal vecchio mestiere da “puparo da bottega” a puparo in the world? Come i social network l’hanno aiutata in questa trasformazione?

<< Dietro di noi ci sono i nostri due figli che gestiscono i contatti. La tecnologia non è della nostra era, non è la nostra forza, e nemmeno le lingue straniere. Già  20 anni fa tante volte siamo stati invitati ad andare in Giappone ma non eravamo preparati per questi viaggi fuori dal nostro territorio. Quando i nostri figli sono cresciuti , grazie alle loro esperienze lavorative, abbiamo deciso di unire le forze e siamo stati in grado di diventare più competitivi. Per questa strada è stato possibile andare in America a Huston. >>

Come vi trovano ?

<< Abbiamo un sito internet, una vera finestra sul mondo e lì veniamo contattati e facciamo esportazione sia a livello nazionale che internazionale. I contatti nazionali poi li gestiamo noi, Angela ed io, mentre quelli internazionali i nostri figli. >>

  1. Cosa vi hanno lasciato le esperienze all’estero?

<< Amarezza! >> – ci risponde d’istinto Francesco – << perché uscendo dal nostro territorio siamo molto apprezzati per la cultura che possediamo.

Negli USA ci sono molti emigranti italo americani che appena vedevano i pupi siciliani impazzivano. Mi portavano i pupi vecchi che avevano portato dalla Sicilia i loro nonni, ormai ridotti in pezzi, e mi chiedevano di ripararli, come se fossi stato il medico dalla cura miracolosa per non perdere la memoria delle loro origini. >>

Angela ci racconta da mamma l’emozione di suo figlio … << Mio figlio mi ha raccontato un episodio che lo ha molto commosso. Un giorno vide un signore anziano davanti ad uno dei nostri pupi, lo fissava con le lacrime agli occhi, come se avesse ritrovato un parente  o un amico che credeva morto. Mio figlio si è sentito pieno di gratitudine per noi genitori che gli abbiamo dato tante possibilità, a differenza di tanti uomini e donne che con la valigia di cartone hanno dovuto lasciare tutto e partire per cercare fortuna.

L’esperienza statunitense è stata davvero molto emozionante … in quella occasione ho compreso come il Pupo rappresenta una Terra ma non ha bandiera né patria, è apprezzato in tutto il mondo >> conclude Francesco e sua moglie aggiunge orgogliosa che : <<il pupo siciliano è nostro e solo nostro e ci identifica. >>

A riprova di ciò, il Maestro racconta che Costa Crociera ha deciso per la Costa Magica di scegliere il pupo per realizzare l’allestimento di un piano.

Ed ancora Francesco considera che … << noi abbiamo girato tutta l’Italia andando su e giù per la penisola sino al 1996/97, poi ci siamo fermati. Abbiamo ripreso da qualche anno ad andare in giro, all’estero, anche se non è facile perché la burocrazia è davvero tanta. Gli sviluppi delle vicende internazionali, e soprattutto gli attentati terroristici, hanno reso tutto più perché non possiamo portare le attrezzature. >>

  1. Quali sono i Paesi dove avete portato l’arte dei Pupi? E quali i personaggi maggiormente apprezzati secondo voi e perché?

<< Il personaggio più apprezzato è Orlando, che è anche il più conosciuto, anche se Angela ama particolarmente l’oriente, i Mori e le donne saracene.

Abbiamo in cantiere maschere nuove, oggi per esempio stiamo lavorando a  Peppinino, un occhiu chiuso e un occhiu finu, che voi vedete completo in anteprima, il nostro nuovo personaggio, lo stalliere di Rinaldo, con tanto di etichetta, che smorza la drammaticità della scena con i suoi interventi satirici.

I nostri acquirenti sono i collezionisti, persone di un certo livello culturale che comprendono il valore del pupo. >>

  1. Come i paesi e la loro cultura hanno influenzato le vostre creazioni?

<< Guai se non fosse così! A Dubai volevano un pupo vestito da sceicco, una cosa che ti illumina il cervello,  non ci avevamo mai pensato … le persone ti danno la fantasia e le idee.

Bisogna avere le proprie idee ma anche sapere arricchirle, farle crescere. >>

Angela ci rivela che cammina con il block notes, fa schizzi e prende appunti, non smette mai di studiare.

  1. La grande tradizione artigianale italiana non è affatto destinata a scomparire: anzi, nei prossimi anni aumenteranno le richieste di professionalità basate su competenze umane che le macchine non possono rimpiazzare quali la manualità, l’ingegno e la creatività. E’ d’accordo con questa tesi? Se si quali pensa possano essere le iniziative per avvicinare i giovani alla sua tradizione?

<< Si, deve essere così. Bisogna ritornare al concetto del  mastro di una volta attraverso i laboratori. Noi ne abbiamo realizzati diversi in collaborazione con le scuole e ci siamo accorti che i ragazzi si emozionano a toccare il martello, i materiali, l’ottone.

L’istruzione è importante così come conoscere le lingue e sapere usare il computer; ma la manualità serve a sviluppare la creatività. >>

“Le mie prestigiose Collezioni di Pupi Siciliani sono sinonimo di qualità e attenzione per i dettagli ma anche di passione e amore per la tradizione. Tutti questi elementi rendono i miei Pupi Siciliani pezzi unici nel mondo” Francesco Salamanca

Video Io sono un puparo – Francesco Salamanca

http://www.dittasalamanca.com/it/

Staff Mediterraneo è

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