La storia di Ulisse narrata dai poemi greci

Narrami, o Musa,

dell’uomo dall’agile

mente, che tanto

vagò, dopo che

distrusse la sacra

città di Troia.

(Proemio- Odissea)

La grecità è il Mediterraneo che si fa viaggio. L’andare verso terre è il senso della storia. Una storia che raccoglie miti,  simboli, echi. E di quel mondo greco ci restano i profili, il sentimento del destino, il sacro e le proiezioni della divinità, l’amore e l’eros, l’eroismo, l’attesa.

Il Mediterraneo infatti,  non è solo un viaggio. È soprattutto attesa. E nella cultura ellenica l’attesa è un valore. E noi fummo Greci. E forse lo siamo ancora. Così afferma Valerio M. Manfredi in I Greci d’Occidente.

Ma il Mediterraneo ha conosciuto e conosce tuttora l’incontro e lo scontro tra civiltà. Il Mediterraneo antico fu greco, fenicio-punico, romano.

Il mito  per eccellenza è quello di Ulisse, seguito da quello di Enea. Il loro viaggio si compie per mare, esso rappresenta il futuro. Entrambi gli eroi hanno in comune l’esperienza di navigazione, dei ritorni avventurosi e delle sofferenze sia di chi spera di ritornare nella propria patria lontana, sia di chi, sopravvissuto alla guerra, desidera trasferirsi in nuove terre.

Diede la vita a

Enea Citerèa dalla

vaga corona,

che con Anchise

l’eroe si strinse

d’amabile amore

sopra le vette

dell’Ida selvosa,

solcata da valli.

(Esiodo-Teogonia)

Non interessa sapere se Ulisse sia un personaggio reale o frutto di fantasia. Ci appassiona la sua nostalgia verso la sua terra e il viaggio a cui è destinato. Un viaggio ricco di avventure e di eventi, che condizionano tutto il percorso e che ci vengono narrati nei poemi epici greci.

Il viaggio di Ulisse si risolveva in un’avventurosa peregrinazione per i mari, le isole, i porti del Mediterraneo; Enea, viceversa, edifica nel suo itinerario una biografia etico-religiosa.

L’Odissea insegna negli avvenimenti di Ulisse, e nella sua saggia condotta, la sapienza appresa dalla lunga conoscenza del mondo e dalla conoscenza della fortuna, in modo tale da armarci di fortezza, per resistere alle vicissitudini della vita.

Perciò Ulisse sbattuto dai venti, minacciato dai pericoli, allontanato dalla patria da tante tempeste, pur non si perde mai d’ animo: come avvenne quando, partito da Calipso, scampato agli inganni di Circe, all’empietà di Polifemo, alle lusinghe delle Sirene, e ad altri travagli, fu alla fine della tempesta portato alla regione dei Feaci dove, ristorato da Nausicaa, fu accolto dal re Alcinoo e rimandato felicemente a casa.

A distanza di tanti secoli la poesia omerica continua a trasmetterci delle verità realistiche proiettate in una dimensione leggendaria.

Secondo Manara Valgimigli  Ulisse rimane la figura più ricca di umanità che la poesia greca abbia creato, nella sua ricchezza singolarissima di prudenza e di coraggio, di curiosità e di intelligenza, di generosità impetuosa e di calcolata freddezza, di fiducia e di dubbio, di caldissima e nobilissima astuzia.

Articolo scritto da Elvira Guglielmino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *