La Natività della Cappella Palatina, tesoro di Sicilia.

La terra di Sicilia non finisce mai di stupire … e lo fa con la Palermo normanna e il racconto della sua Natività nella preziosa Cappella Palatina.

L’opera, mosaico con tessere in pasta vitrea e foglia d’oro, si trova sotto l’effigie del Cristo benedicente, nella navata destra, dedicata all’apostolo Paolo, l’apostolo dei Gentili.

Il mosaico è proiettato, infatti,  nella direzione della evangelizzazione dei nuovi popoli, i Gentili, e ruota attorno al nuovo equilibrio tra il vecchio e nuovo popolo di Cristo.

Ne è espressione soprattutto la presenza dei Magi. Guidati dalla stella, narrata nel Vangelo di Matteo e nel libro di Isaia, simbolo del genere umano che si mette in cammino verso la Verità, i tre uomini sono i nuovi seguaci del Cristo.

In genere si ritiene che i Magi siano tre perché tre sono i doni. La Natività della Cappella Palatina propone una visione del tutto diversa. Tre, infatti sono le età della vita. Nel mosaico, infatti, l’uomo più anziano guida gli altri poiché è saggio, il secondo è un uomo giovane nel pieno vigore seguito da un ragazzino imberbe. Contrariamente alla tradizione, i Magi recano in dono delle uova simbolo di fecondità, che sarà poi fecondità della Chiesa, portate su un piatto , retto da mani coperte da un mantello quale simbolo di purezza.

La tensione tra il vecchio e il nuovo popolo di Cristo è presente anche nella contrapposizione tra i pastori, l’ uno anziano , è simbolo di Israele, l’altro giovane è simbolo dei Gentili.

Da notare che anche la stella ha una struttura ben precisa: ha un aspetto di cerchi concentrici, di vari colori, dal blu scuro all’interno che racchiude la profondità di Dio, alla luce bianchissima del più esterno,a rappresentare la sensibilità dell’uomo.

Il paesaggio dello sfondo è straordinariamente mediterraneo, con le sue capre , le piante dal tronco biancastro e le erbe di colore scuro. E poi le montagne, tre, a sottolineare la presenza della Trinità, tutte uguali per altezze e la forma arrotondata, addolcita, della Divinità che si protende verso il genere umano.

La prima montagna sovrastata dagli angeli rappresenta il Padre, la seconda centrale accoglie i Magi e sottolinea la presenza dello Spirito Santo , e l’ultima di colore marrone richiama l’essere terreno, il Verbo fatto Carne e terra, e racchiude la grotta della Natività.

Anche l’iconografia del Cristo è singolare. Il Bambinello è avvolto nelle bende, quasi un sudario, simile al sudario che delle rappresentazioni di Lazzaro.

Una particolare scena è presente nella parte in basso del mosaico, il bagnetto del Bambino, che è simbolo del Battesimo ma anche del lavacro del corpo per la sepoltura.

Ancora. Alle spalle delle montagne fiorisce l’albero, simbolo di peccato per Eva e di rinascita a vita nuova attraverso Maria e il legno della Croce.

La Natività della Cappella racchiude in sé il mistero dell’incarnazione, del Battesimo, della Morte e Risurrezione del Cristo , con una dovizia di particolari in cui ognuno racconta un brano evangelico e un dogma della fede cristiana.

Un ultimo sguardo a Maria e Giuseppe.

Il padre, il buon Giuseppe, in atteggiamento pensieroso, di incertezza , di dubbio e di paura , come il genere umano davanti al Mistero della Salvezza, e Maria , la donna nuova che, nonostante la paura, guarda al Mistero e vi scorge la Salvezza.

Tutto questo e molto altro ancora è possibile scoprire ai piedi della magnificenza della Cappella Palatina, nella terra che Ruggero II seppe rendere regno del dialogo e del confronto fecondo tra le culture del Mediterraneo.

Articolo scritto da Carmen Carbonaro.

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