La città del tre…Palamanova in Friuli Venezia Giulia

Il Friuli Venezia Giulia ospita una singolare cittadina fondata sulla numero tre…e le singolarità non finiscono qui poiché la città vista dall’alto presenta la forma di stella a sei punte: stiamo parlando di Palmanova, a pochi km da Udine, facilmente raggiungibile dal capoluogo friulano in treno o in pullman,anche dall’aereoporto di Trieste.

Tre porte di accesso, Porta Udine, Porta Aquileia, Porta Cividale, dalle quali si diramano le strade di collegamento per i rispettivi centri;
tre le cerchie murarie edificate nel corso dei secoli, l’ultima in età napoleonica;
nove i bastioni di difesa, 18 le strade radiali, sei i lati della piazza centrale … una città che spaventa per la sua perfezione , e che spaventò pure i friulani del XVII secolo, tanto che gli antichi abitanti di Palmata si rifiutarono di andare a vivere a Palma La Nuova nonostante il pericolo rappresentato dalle numerose incursioni degli Ottomani. Le autorità veneziane furono, allora, costrette a trasferirvi i prigionieri delle loro carceri per non lasciare vuota la loro nuova opera.

La pianta della città sembra sia stata ispirata dalla tela di un ragno. I progettisti chiamati dal Doge di Venezia durante un sopralluogo sul terreno che avrebbe ospitato la cittadina-fortezza furono sorpresi da un temporale. Decisero, allora, di rifugiarsi in una grotta e lì la tela di un ragno cadde ai loro pieni , affascinandoli con la sua struttura perfetta a tal punto da ispirargli la forma del costruendo abitato.
Secondo altre teorie Palmanova fu progettata da Leonardo da Vinci, anche se molto più probabilmente questa asserzione è più che altro frutto dell’esigenza di ammantare la città dell’ aura di perfezione che accompagnava tutte le opere del grande genio.
Fatto è che nella ricorrenza della vittorie di Lepanto, il 7 ottobre del 1593, i veneziani posero la prima pietra della città progettata da Giulio Savorgnan e Marcantonio Martinengo.
La città era concepita come una vera e propria macchina da guerra, anche perché doveva servire come baluardo di difesa dei territori concessi alla Serenissima dopo il Concordato di Worms.
La lunghezza dei fossati e la distanza tra i bastioni fu calcolata sulla gittata dei cannoni più potenti dell’epoca, l’ingresso dalle porte cittadine conduce direttamente a cortili interni, in modo che il nemico, se fosse riuscito ad entrare, sarebbe stato facilmente bersagliato dai colpi dei soldati asserragliati sui camminamenti.
Il punto di fuga , inoltre, è falsato rispetto alla fornice centrale della porta di ingresso in modo che, guardando dall’ingresso, non si veda tutta la città ,posta leggermente più in basso rispetto all’orizzonte dell’osservatore.
Le mura cittadine, infine, sono camuffate dai terrapieni che le proteggono.
Ma vi è di più.
La piazza centrale, la Piazza D’Armi, è circondata da un canale poco profondo nel quale scorre l’acqua, a simboleggiare la difesa dal fuoco: l’acqua rappresenta il bene, il fuoco il male e il peccato, come dire che Palmanova non solo era rocca di difesa dai nemici del corpo ma anche di quelli dell’anima.
Al centro della piazza si trova il basamento in pietra d’Istria , anch’esso esagonale, su cui si erge lo stendardo cittadino familiarmente chiamato Mario.
Sulle facce del basamento si leggono le seguenti frasi:
“Non fare al tuo prossimo cosa che tu non vorresti fatta a te”
“Popolo ecco qui costituito il tuo sovrano”
“Chi desidera il ritorno della antica schiavitù resti vittima sotto quest’albero”
“Guerra contro i tiranni e pace alli popoli”
“La fratellanza è la principale conseguenza dell’eguaglianza della libertà e della giustizia”
“Popolo godi dei tuoi diritti ma non dimenticare mai i tuoi doveri”
Non sfugge certo la modernità del messaggio, e manco delle tecniche costruttive, tanto che vi è da chiedersi se Palmanova non sia stata ispirata dalle caste massoniche che , qualche secolo dopo, ispirarono le bianche mura di Washington…
Pare, inoltre, che i progettisti chiamati a ricostruire Londra dopo il grande incendio del 1666 abbiano studiato le tecniche costruttive utilizzate a Palmanova.
Le vicende storiche della città sono state abbastanza articolate.
Conquistata con l’inganno dagli austriaci nel 1797 e poi caduta in mano ai francesi, con la pace di Campoformio tornò agli Asburgo.
Nel 1805 Palmanova passò ai francesi che, come dicevamo , costruirono la terza cerchia di mura con le caratteristiche lunette napoleoniche.
Tornata nuovamente agli austriaci , fu un centro importante durante le guerre di indipendenza sin dal 1848, anno in cui il generale Zucchi ne guidò una rivolta contro gli usurpatori, ma solo nel 1866 la città fu annessa al Regno d’Italia.
Dopo la disfatta di Caporetto , Palmanova fu incendiata dalle truppe italiane che cercarono di lasciare terra bruciata al nemico, ma la città sopravvisse pur portando le ferite della disfatta.
Durante la Seconda Guerra Mondiale i tedeschi decisero di fare saltare le polveriere nascoste in vari punti di Palmanova, ma così facendo avrebbero lasciato in piedi ben pochi edifici. Il provvidenziale intervento dell’arciprete Giuseppe Merlino evitò la distruzione.
Dal 1960, e per la storia e per le caratteristiche architettoniche, e forse anche per l’aura di magia che la permea, Palmanova è Monumento Nazionale.
Anche solo un giro per la città merita il viaggio, ma la visita può essere arricchita da una sosta al Duomo del Seicento che ospita l’ottocentesca pala dell’Annunciazione  e una meridiana sulla facciata,

il museo civico e il Museo storico Militare dal quale si dipana il percorso fortificato della città, una visita alla piazza esagonale dove ammirare la riproduzione delle macchine usate per la costruzione della città…o anche solo per assaggiare vini e dolcetti della regione.

Articolo scritto da Carmen Carbonaro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *