Italia, la Velatio nel tempo di Quaresima.

La Quaresima è iniziata da qualche settimana e con lei i riti, i colori, i canti, le riflessioni e le speranze di uno dei peridi più intensi dell’anno.
Una consuetudine diffusa nella liturgia cattolica è la velatura delle immagini sacre, la cosiddetta Velatio.


Le immagini sacre esposte nelle chiese, dai quadri alle statue di santi e di madonne , e persino le croci, vengono coperte con drappi di colore viola, il colore simbolo dei tempi dell’attesa. La Velatura ha un profondo significato catechetico: l’attenzione dei fedeli e la loro devozione deve essere diretta esclusivamente al Crocifisso, a Colui che origine e fonte unica della Vita Vera, e le eventuali fonti di distrazione vanno ridotte o possibilmente eliminate.
E ancora: anche il Crocifisso Il Giovedì Sano viene coperto da un velo bianco e lasciato scoperto il Venerdì seguente durante il rito che ricorda la Passio Domini. Tutto il resto rimane avvolto nei veli violacei come fossero un sudario, il Sudario del Cristo che riposa nel sepolcro in attesa della trionfale Risurrezione.
Secondo il Messale Tridentino la velatio si effettua il sabato che precede la domenica delle Palme, ovvero la IV settimana di Quaresima, mentre nel rito ambrosiano le immagini vengono velate sin dall’inizio del periodo quaresimale.
Dal IX sec, inoltre, si è diffusa un’altra singolare pratica , l’esposizione di una tela di notevoli dimensione che cela alla vista dei fedeli l’altare maggiore. Questa consuetudine può farsi risalire alla divisione del Sancta Sanctorum nel Tempio di Gerusalemme, zona non accessibile se non al Sommo Sacerdote una volta l’anno, quello stesso telo del Tempio che è simbolo del peccato che tiene l’uomo lontano da Dio e che il Cristo, morendo, ha eliminato, tanto che nei Vangeli si legge “…il telo del tempio si squarciò nel mezzo”. Luca 23, 45.
Per altro, nel rito tridentino coloro che avevano commesso peccati gravi e che desideravano essere riammessi nella comunità restavano in penitenza separati dal resto della congregazione. Solo con il passare del tempo l’evoluzione della dottrina della Chiesa ha riconosciuto lo status di penitente a tutti i fedeli ai quali necessita un tempo di riflessione e di preparazione alla Pasqua. La privazione di Dio conseguente al peccato e la divisione dalla comunità dei credenti era rappresentata proprio dal telo che cela la vista dell’altare.
Durante le celebrazioni del triduo pasquale il telo, che in genere rimane trattenuto a mezza altezza mediante funi,viene calato a celare interamente l’altare cos’ che il senso di abbandono, di desolazione, di mestizia per la perdita di una persona amata che pervade l’animo umano diventa palpabile…
Stupendo il rito della notte di Pasqua. Nel buio e nel silenzio di trepidante attesa, le chiese strabordanti di fedeli attendono il sacerdote che accende al cero Pasquale le candele e riporta pian piano la luce…dapprima la penombra della veglia e poi il trionfo della Risurrezione: il Telo cade fragorosamente e i fedeli si riuniscono a Cristo.
La tradizione della tela quaresimale è molto sentita in Sicilia. A ‘Tila è , per la devozione popolare, il simbolo dell’intero periodo quaresimale. Introdotta nell’isola a partire dal XI sec. probabilmente ad opera del Conte Ruggero alla ricerca del consenso papale e corente alla sua immagine di difensore della cristianità, oggi sopravvive in molte zone, dalle grandi città ai piccoli paesi di provincia.
Vi sono legate diverse cosuetudini come quella di lasciare che la tela venga manovrata esclusivamente dai giovani delle parrocchie, al fatto di trarre auspici dal numero di candele che rimangono accese nonostante lo spostamento d’aria provocato dalla caduta, a svelata, a calata da tila, a risuscita… .
Disseminati nell’isola si trovano diversi storici esemplari di tila , con una lunga tradizione e storia alle spalle. Il soggetto delle tele è sempre lo stesso, il Cristo in croce, da solo o circondato da donne piangenti, soldati romani, dai ladroni, colto nell’atto della reposizione dalla Croce, sempre l’immagine della sofferenza più umana e profonda.
In San Domenico a Palermo campeggia la più grande Tila d’Europa. Alta oltre 30 metri, tessuta in canapa, il capolavoro rappresenta il Cristo morto nelle mani della Madre, la quale a sua volta lo consegna ai frati e alle suore dell’Ordine Domenicano.
Sempre a Palermo si trovano le Tele della Chiesa di Sant’Ippolito e dell’Assunta. Queste due tele ripropongono la Pietà di Giovanni Patricolo che, inoltre, nel 1823 realizzò una pregevole Tela riproducente la Lavanda dei piedi, oggi conservata nella Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, tutt’ora utilizzata in quaresima. Altra Tila importante è conservata nel Museo Diocesano di Palermo e proviene dalla Chiesa di San Stanislao Kostka di Palermo.
Nella sacrestia della Chiesa Madre di Biancavilla, in provincia di Catania, è stata conservata per secoli la settecentesca tila di 10 metri di altezza e 6 di larghezza. Le pessime condizioni di conservazione spinsero le autorità ecclesiali ad autorizzarne la smembratura in piccole parti da distribuire ai fedeli come piccole reliqie, sebbene sembra che non sempre i resti della tela abbiano avuto una collocazione…ortodossa. Solo in tempi recenti è stato deciso di realizzarne una moderna verisione.
A Belpasso, ai pedi dell’Etna, nella Chiesa Madre, si conserva la preziosissima Tila di Zenone Lavagna, il grande quadro della crocifissione realizzato tra il 1886 e il 1896, che ogni anno viene calata interamente nella Settimana Santa e accompagna i fedeli lungo le fasi finali delle celebrazioni della Passio Domini.

 

 

 

Ed ancora in provincia di Catania, a Mascalucia, nel Santuario della Consolazione, campeggia la tela interamente tessuta a mano dalle donne del paese nel 1832. Il colore originario era un verdone scuro, ma ormai sembra nero, e l’immagine del Cristo morto e deposto dalla croce, dipinta nei toni del grigio e del bianco probabilmente ad Acireale, è ormai quasi del tutto sbiadita…ma quando la notte di Pasqua viene calata, generazioni di mascalucesi si ritrovassero tutte lì, ai piedi dell’altare, avvolti e coinvolti in una gioia senza tempo…

 

Articolo scritto da Carmen Carbonaro

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