Granada magica … Dar al Horra

dar-al-horraIl mormorio dell’acqua nelle fontane, la frescura dei giardini nascosti, il profumo di oli e fragranze orientali…non è difficile immaginare le atmosfere moresche in una città come Granada  che conserva più di altre l’impronta del popolo arabo.

Un piccolo, meraviglioso gioiello dal fascino antico è Dar al Horra, ovvero la Casa della donna onesta, uno dei più significativi esempi dell’architettura moresca di Granada, sebbene meno conosciuto della celeberrima Alhambra .

La costruzione, risalente al XV sec., è posta sulla collinetta dell’Albacin, e  si sviluppa su due piani, con un ampio torrione esposto a nord. Le fondamenta poggiano probabilmente sui resti dell’antico  palazzo del re Ziri.

All’interno gli spazi abitativi si aprono attorno ad un cortile centrale, munito di piscina quadrata, contornato da un colonnato con capitelli in stile Nazarì.

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Gli ambienti interni sono collegati con aperture ad arco a ferro di cavallo, mentre nella grande sala posta al piano inferiore si leggono ancora le scritte in lingua araba, auguri di buona fortuna e benedizione, molte tradotte in spagnolo…. Bendición, Felicidad, La salud es perpetua y  La dicha continua.

La parte più suggestiva della costruzione è senza dubbio  il portico del lato Nord, dal quale si può ammirare la vista della città e la collina di  San Cristobal.

Dar al horra ha conservato delle dimore principesche, che delimitano spazi dove il tempo, il rumore, il dolore non possono entrare.

Essa fu  l’ultima residenza  della regina Aixa, probabilmente la donna onesta alla quale fu dedicata, considerato che Aixa ebbe fama di essere stata donna di grande virtù e solidità morale, degna  moglie del sultano Muley Hassen e madre dell’ultimo re arabo di Spagna, Boabdil.

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Dopo la cacciata dei Mori dalla Sapgna , nel   1492, il palazzo fu ceduto al segretario di Stato Heernando de Zafra, e successivamente la Regina Isabella di Spagna vi collocò il Convento Reale di Santa Isabella, ordine monastico al quale appartenne sino al XX sec., quando fu ceduto allo Stato.

Oggi è stato restituito alla fruibilità pubblica, offrendo uno spaccato sulla cultura araba e sulla magia di pietra che questo popolo seppe creare e lasciare in eredità alla Spagna Moderna.

Articolo scritto da Carmen Carbonaro.

 

 

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