Francia, i tesori della Camargue

Arriva la stagione delle gite all’aria aperta, a piedi, in bici, in auto o in calesse…meta ideale è la selvaggia ed incantevole regione della Camargue, nel meridione della Francia.
Posta nel delta del Rodano, la Camargue ha subito la forte influenza dei popoli vicini, dall’Italia alla Spagna e , per quanto ricca di zone fluviali e portuali di grande interesse commerciale, ha conservato il fascino delle terre selvagge.

Zone paludose, cavalli allo stato brado discendenti da antiche razze, e mandrie di bovini con gauchos al seguito vi stupiranno con la loro bellezza; i porti sul Golfo del Leone con i piccoli centri marinari e fluviali, come Marsillion, vi accoglieranno con le gustosissime zuppe di pesce e crostacei, accompagnati dai vini della zona, annoverati tra le AOC francesi più apprezzate.
Il percorso che oggi vi proponiamo prende il via dall’ aereoporto di Nîmes dal quale è facile raggiungere Saint Gilles e Aigues Mortes, borghi dal fascino decadente che incarnano lo spirito malinconico della regione.

Saint Gilles è una cittadina che sembra essere stata appena lambita dal progresso tecnologico. Tutto ha un aspetto retrò, dalle strade ai monumenti che sono patrimonio UNESCO, come l’Abbazia dedicata al santo eremita Gilles ( in italiano Egidio). La storia, e un pizzico di leggenda, narrano di un arrivo del santo dalla lontana Atene nel VII sec. Per secoli Saint Gilles fu un importante punto di sosta lungo il Cammino di Santiago e lungo il percorso che da Bordeaux conduceva a Gerusalemme.
Del grandioso passato della cittadina oggi resta l’Abbazia, completata nel XV secolo, con la magnifica facciata romanica, un vero libre de pierre realizzato per raccontare per immagini ai fedeli le storie delle Sacre Scritture.Nella cripta sono conservate le spoglie del santo patrono.
Un giro per le stradine medioevali vi condurrà per negozietti di souvenir e taverne dove comprare prodotti locali. La visita non può concludersi senza una passeggiata nel parco dello Chateaux d’Esperyan , e una puntatina al Musée de la Maison Romane.
Torniamo su strada, sulle piste battute dai ciclisti più avventurosi o in treno, e ci spostiamo verso il mare, ad Aigues Mortes, letteralmente acque morte dal latino aquae mortuae, riferimento più che esplicito alle acque stagnati della palude, collegata al mare attraverso il Canale Grau du Roi.
Per lungo tempo si è creduto che la cittadina fosse sul mare e che i sedimenti portati dal Rodano e dai suoi numerosi affluenti avessero allargato la pianura di circa 5 km. In realtà la storia ci racconta della partenza di navi mercantili e militari della seconda e settima crociata, ma il porto è sempre stato situato poco distante dal borgo, nello stagnone di Marette, collegato al mare con il Canal Viel.
Importante centro portuale ricordato anche per la produzione del sale, in origine monopolio dei monaci della vicina Abbazia di Psalmody, sono numerosi gli episodi storici che hanno visto Aigues Mortes protagonista, dalle Crociate al passaggio dei Templari, dall’incontro tra Carlo V e Francesco I nel 1538, allo scontro , avvenuto nel 1893, tra i lavoratori delle vicine saline di Peccais, che vide contrapporsi gli italiani e ai francesi. Le cronache del tempo, per esempio il Times, parlarono addirittura di centinaia di vittime.
Il fiorire della vicina Marsiglia segnò la perdita di importanza di Aigues Mortes che oggi rimane un borgo sospeso nel tempo, con la sua Notre Dame des Sabion e il suo campanile a vela che salutò il Sovrano Luigi IX, il futuro San Luigi, diretto in Terra Santa, e le moderne vetrate firmate Claude Viallat, 1991.
Tutto in città ricorda Luigi IX che ordinò e finanziò la maggior parte delle opere murarie, pare anche grazie all’aiuto economico dei Templari della vicina Commanderia di Saint Gilles. All’epoca, siamo sul finire del 1200, Aigues Mortes era molto ambita per la produzione del sale e perchè era uno dei pochissimi porti francesi sul Mediterraneo, appartenendo Marsiglia ancora agli Aragonesi.
Un giro, magari su un romantico calesse, vi permetterà di ammirare i resti dell’antico castello e la magnifica torre di Costanza, costruiti su palafitte, un pò come accade a Venezia, e che nei periodo più cruenti della storia europea risuonarono della disperazione dei Templari prima e degli Ugonotti poi, tutti ivi rinchiusi in amara prigionia.
Ancora visibile è la cinta muraria inframmezzata di torri e di sei porte di ingresso alla città. Una curiosità, sulle mura sono visibili “le tracce” dei cottimisti che le realizzarono per individuare la quantità di lavoro svolto da ciascuno di loro.
Non potrà mancare, infine, una passeggiata sulle saline con il trenino del sale: lo scenario è incredibile, le acque basse di colore rosa e i cristalli di sale che brillano al sole sembrano usciti direttamente da una fiaba…non è raro imbattersi in uno stormo di fenicotteri rosa, perfettamente intonati al paesaggio, spiccare il volo dopo essersi nutriti dei gamberetti dai quali dipende il colore delle loro piume e della acque.
Le guide vi racconteranno la storia delle saline, ma non ci sono parole che bastano per descrivere le meraviglie e le emozioni che potrà regalarvi un posto unico come questo angolo di Camargue!

Articolo scritto da Carmen Carbonaro.