Frammenti d’arte d’Albania, Onufri di Berat

È notte, nella chiesa di San Paraskevi, nei dintorni del villaggio albanese di Vlash, i saccheggiatori lavorano di coltello per asportare preziosi affreschi…frammenti che raccontano la vita dell’artista che li ha realizzati, Onufri, ovvero Onufer Neokastriti, il più importante iconografo albanese e certamente il rappresentante più significativo della scuola di Berat.

L’asportazione degli affreschi di Vlash , purtroppo, è stato un duro colpo per l’arte albanese, non solo per il valore in sé delle opere, ma anche perchè gli affreschi riportavano iscrizioni realizzate dallo stesso Onufri e che ne raccontavano aspetti della vita.

Come tessere di un mosaico o indizi di una emozionante caccia al tesoro, Onufri ha scritto di sé nelle opere di Vlash, ma anche di Shelcan, nella chiesa dei Santi Apostoli a Kostur dove si legge che egli era giunto da Berat, tutte lapidarie tracce delle vicende della sua vita e della sua carriera.

Probabilmente originario del villaggio di Elbasan, Onufri visse nell’Albania appena conquistata dagli Ottomani, quella stessa Albania che l’eroe Skanderberg era riuscito a difendere strenuamente fino al suo ultimo respiro.

La popolazione albanese si piegò alla volontà e alla religione dei Turchi e gli artisti furono costretti a scegliere, servi del padrone o portavoce dell’identità nazionale che non doveva morire.

Onufri scelse la seconda via…non solo l’artista non si convertì all’islamismo, ma fu prete ortodosso, sposato e con figli, almeno tre, uno dei quali, Nikolla, erediterà la scuola e l’opera del padre.

Iconografista e pittore di arte sacra, genio attento all’evoluzione culturale dell’Europa in pieno fermento rinascimentale, con particolare attenzione alla vicina Italia che del fenomeno in questione era la culla.

Lavorò a Berat fino al 1547, poi si ritrovano tracce a Kostur, e dal 1555 opera ad Elbasan , per concludere i suoi giorni nel villaggio di Vlash.

Le opere di Onufri, dagli affreschi, alle numerosissime icone mobili, pertanto, coniugano l’impianto stilistico della più classica scuola iconografica bizantina, con la rigidità delle pose e delle espressioni dalla gestualità codificata ed immutabile, i fondi dorati, si ritrova anche un timido accenno alla prospettiva, si intravedono scorci di paesaggi bucolici, si intreccia sapientemente la simbologia religiosa con la tradizione storica ed epica albanese, ed è così che in San Giorgio vittorioso sul Drago si leggono le fattezze di Skanderbeg…

E su tutto, campeggia il Rosso Onufri, la tonalità di rosso ideata dal pittore e la cui formula non fu mai rivelata…altro mistero di un artista europeo che è tornato ad affascinare studiosi o semplici amanti dell’arte di tutto il mondo, e a contribuire alla rinascita dell’identità nazionale albanese, troppo spesso nel corso della storia minata da influenze esterne ed estranee alla sua vera natura.

Le opere oggi possono essere ammirate nella splendida Berat, al Museo Onufri, nella ex cattedrale ortodossa “ La Dormizione di Santa Maria”.

Non mancano poi le occasioni di mostre internazionali e di scambi culturali, basti ricordare la mostra tenutasi al Castello Svevo di Bari qualche anno addietro nell’ambito dell’Interreg Italia-Albania, a sottolinare il profondo legame artistico e culturale in genere tra i due paesi…esperienze tutte che potrebbero e si vorrebbero ripetere negli anni a venire.

Articolo scritto da Carmen Carbonaro.

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