Fascino e mistero dei castelli della Valle d’Aosta

aosta 2La Valle d’Aosta è una regione suggestiva immersa nel verde e offre ai turisti diverse opportunità. Tra gli itinerari più curiosi e adatti agli amanti della cultura vi consiglio di scoprire i numerosi castelli presenti in questa regione. Questi antichi manieri sono ancora più affascinanti, poiché si fondono con il paesaggio circostante.

Raggiunta Aosta il capoluogo di regione, per raggiungere i castelli che si trovano a soli 3 Km dal centro potrete spostarvi in auto, a cavallo, in bicicletta o a bordo di carrozze.

Tra i castelli da visitare vi è Il Forte di Bard, raggiungibile attraverso l’autostrada A5 Torino-Aosta-Monte Bianco con uscita a Verrès o Pont-Saint-Martin.

CastelloBard

Questo castello fatto riedificare nel XIX secolo da casa Savoia, sulla rocca che sovrasta il borgo di Bard, è aperto ai visitatori e offre esposizioni di arte antica, moderna, contemporanea e mostre fotografiche.

Nel comune di Fènis vi è l’omonimo castello. Un maniero medievale, è sede amministrativa della famiglia Challant-Fènis e costruito non per difesa ma per ostentare le ricchezze della famiglia.

Il castello di Fènis insieme a quello di Saint-Pierre è considerato il simbolo della Valle d’Aosta. Quest’ultimo ospita il Museo regionale di scienze naturali.

il-castello-di-fenis-val-daosta-

Spostandovi invece nel capoluogo di Issogne, potrete ammirare il suo castello; è di origine medievale rinascimentale e risale al XII-XVI secolo. Esso appare come una dimora signorile rinascimentale, creando un contrasto con il castello di Verrès. Il castello di Issogne possiede un cortile interno contenente la celebre fontana del melograno e un colorato porticato.

aosta 1Vicino a Issogne vi è il castello di Verrès, trecentesco maniero militare con porte, finestre e camini monumentali.

Castel Ussel invece si trova vicino Aosta e costruito verso la metà del XIV secolo e la sua posizione a strapiombo fa si che domini la piana di Chatillon.

www.regione.vda.it                                

 

Articolo scritto da Elvira Guglielmino                                                                       

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *