Fabriano e le giornate del Palio

Fabriano, nel cuore dell’appennino umbro-marchigiano, rivive in questi giorni la sua epoca d’oro, il Trecento, con la rievocazione storica del Palio di San Giovanni. Una occasione unica per coloro che desiderano respirare le atmosfere medioevali, la storia, le attività , il buon cibo delle hostarie
La cittadina, inserita dal 2013 nella lista delle Città creative dell’UNESCO, categoria “Artigianato, arti e tradizioni popolari” (craft, arts and popular traditions),per la celeberrima produzione di carta a mano, è una meta turistica imperdibile, soprattutto dal 14 al 24 giugno, in occasione del Palio. L’edizione 2018 è la 24° da quando, dopo l’obli dovuto alle contingenze economiche e storiche della regione, nel 1995 ha ripreso il suo corso, sostenuta e voluta da una comunità che ama il proprio territorio ed è orgogliosa della propria storia .


Nascono così le giornate del Palio: le infiorate delle Porte cittadine, addobbate con i fiori che, nella tradizione, venivano raccolti nelle campagna circostante, e che ricreano i simboli in forma colorata e profumata, destinata ad essere giudicate da una giuria imparziale; poi ancora la Gara degli Arcieri in costume d’epoca, Il Palio dei Monelli per i ragazzi minori di 14 anni di età, e il momento culminante, la Sfida del Maglio.
La Sfida affonda le radici nella leggenda di mastro Marino, bravissimo fabbro di Fabriano.Tutti i giovani dei dintorni desiderano entrare a bottega da lui, ma ogni anno ne veniva scelto solo uno, il vincitore di una singolare gara:. Oggi quella gara vede dapprima la corsa a staffetta, poi il Gioco dell’Anello e la corsa dei Garzoni, dove i giovani , uno per quartiere, a Fabriano detti porte, corrono per consegnare il ferro ad un fabbro che li rappresenta. Il primo fabbro che riesce a realizzare la chiave che sblocca il meccanismo di chiusura di un alza bandiera vince la partita…e nel medioevo del mito e della leggenda diventava apprendista di mastro Marino.

La gara è un lavoro di squadra, che richiede ore e ore di allenamento e coordinazione, poichè ogni partecipante deve fare la sua parte alla perfezione, chi porta il ferro, chi tiene acceso il fuoco, chi sostiene la forgia, tutto perchè il proprio fabbro-candidato possa avere la vittoria, che si traduce in festa per il gruppo.
Ma perchè tutto questo a San Giovanni? Stavolta è la storia che sostiene la tradizione. Nel 1378, il 24 giugno, il potente ghibellino Guido Chiavelli conquista la città e pone fine alle lotte tra le varie fazioni che avevano indebolito la struttura economica del territorio. Con Chiavelli inizia un periodo di pace e prosperità, all’insegna dello sviluppo delle Arti e delle Corporazioni, è un fiorire di Fabriano anche nel mondo della cultura e dell’arte, basti ricordare le scuole pittoriche di Allegretto Nuzi e Gentile da Fabriano.
Con la tragica fine della famiglia Chiavelli nel 1435 si chiude un’epoca, ma l’impronta lasciata rimane e oggi rivive nel Palio, vibra nell’aria come il suono dei tamburi da guerra, nei voli artistici delle bandiere, nelle corse e nelle facce felici di quanti partecipano e di quanti assistono ad uno spettacolo che ci ricorda come chi siamo dipende anche da chi eravamo!
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Articolo scritto da Carmen Carbonaro