La Grecia e i suoi sapori millenari

Giunti in Grecia resteremo ammaliati dai sapori e dai colori della cucina locale.

Una tradizione culinaria che affonda le sue origini in tempi antichissimi; quando ancora in Europa non si conoscevano le tecniche basi della cucina, tranne la carne arrostita, in Grecia si sapevano già mescolare diversi ingredienti e spezie, così da rendere le vivande saporose e grate al palato. Il fatto è stato riconosciuto dagli archeologi e dagli storici greci e stranieri. Ed ecco riscoprire il tempo e antichi sapori!

Nelle isole e lungo le coste greche, il pesce è sovrano su tutte le tavole. Esistono tante ricette e modi di cottura differenti: fritti, ai ferri, al forno, ma anche conditi con le varie salse. La frittura di pesce molto piccolo “marida” è accompagnata da vino resinato e costituisce il piatto tipico delle Taverne (trattorie), i calamaretti (“kalamarakia”), i polipi (“chtapòdi”) ed i gamberetti (“garides”) che vengono cucinati in vari modi: con salsa di pomodoro e formaggio “feta”, al cartoccio o con il riso. Per quanto riguarda il pesce grosso potrete ordinare del dentice (“sinagrida”) arrostito a fette o alla “spetsota” (in umido ma cucinata al forno) o del pesce spada (“xifias”) arrostito allo spiedo.

Per voi una ricetta … i garides saganaki ( gamberetti con salsa di pomodoro e feta)

Ingredienti

600 g di gamberi – 200 g di feta – 2 cipolle medie – 2 spicchi d’aglio – 400 g di pomodori – un ciuffo di prezzemolo – olio evo – sale – pepe

Preparazione

Tritare le cipolle e soffiggerle in un tegame con un cucchiaio d’olio. Aggiungere il pomodoro tagliato a dadini, il prezzemolo e l’aglio tritati. Regolare di sale, pepare e cuocere a fuoco lento per un’ora circa.

Togliere il guscio ai gamberi e ripulirli del filetto. Mettere la salsa di pomodoro e i gamberi in 4 scodelle di terracotta adatte alla cottura in forno. Cospargere la superficie di ogni ciotola con la feta tagliata a dadini e cuocere il forno a 220 °C per un quarto d’ora.

Spolverare con prezzemolo tritato e servire.

Articolo scritto da Graziella La Rosa