A spasso con il Commissario Montalbano

1° Giorno – Chiaramonte Gulfi

Raduno dei partecipanti e partenza da Catania in pullman. Arrivo a Chiaramonte Gulfi, denominata balcone di Sicilia per la posizione panoramica. Visita  di alcuni luoghi caratteristici. L’Arco dell’Annunziata, che è una delle porte della cinta muraria di Chiaramonte; Santa Maria la Nova, situata nel centro del paese, fu costruita inizialmente in stile gotico con archi a sesto acuto e con soffitto in tavole fregiate con arabeschi, in seguito fu trasformata in stile barocco nel 1608. Di pregio  tre tele raffiguranti la Deposizione, la Natività e i Tre Magi, opere del concittadino Simone Ventura. Recentemente a causa degli ultimi lavori di restauro e riscaldamento, sono state rinvenute le antichissime sepolture e cripte sottostanti la chiesa.

Da visitare inoltre, la Chiesa commendale dell’Ordine Gerosolimitano di San Giovanni Battista, costruita nel XIV secolo dai cavalieri di Malta. Di grande pregio la cripta della confraternita, il quadro dedicato alla Madre della Misericordia, della scuola diretta del Caravaggio fatto dipingere a Malta nel XVIII secolo e donato al Gran Maestro dell’Ordine Tomasi, il quadro della Natività di Vito D’Anna, l’altare maggiore in marmo e il nuovo portone ornato con grandi pannelli in bronzo che raccontano la vita del santo precursore di Cristo, protettore della città.

Il Santuario della Beata Maria Vergine di Gulfi, presenta campanile e facciata settecenteschi, opera di Benedetto Cultraro. L’interno, con cinque altari, fu decorato in stucco nel XIX secolo. Secondo la tradizione sembra essere stato visitato da San Gregorio Magno, prima di essere eletto pontefice. Sostando a Gulfi e inginocchiatosi davanti l’altare della natività, pare abbia lasciato l’impronta del ginocchio impressa sul gradino, che ancora oggi si conserva nel santuario a ricordo del fatto miracoloso. Nel Santuario si venera la Vergine di Gulfi, che fu messa in mare in una cassa per sfuggire all’iconoclastia e poi sarebbe stata rinvenuta sulla spiaggia di Camarina. 

Il Palazzo Montesano, che ospita ben cinque musei: Museo degli strumenti etnico musicali, che comprende esemplari rari provenienti da tutto il mondo; Casa Museo liberty con oggetti preziosi e complementi d’arredo; Museo ornitologico, che ospita diversi esemplari di uccelli imbalsamati; il Museo dell’olio che contiene alcuni strumenti per estrarre l’olio extra vergine e la Pinacoteca con le opere dell’artista Giovanni De Vita. Infine la Chiesa di S. Vito, compatrono della città, poiché fu invocato  il suo aiuto a causa di un’epidemia di peste, scoppiata all’inizio del 1500. L’edificio risale al XVI secolo con opere d’arte pregevoli, tele e sculture eseguite dai più bravi concittadini, un imponente campanile, il più alto della città e la statua di S Vito opera dello scultore Benedetto Cultraro. 

Degustazione dei prodotti tipici in un agriturismo locale.

Arrivo in hotel. Sistemazione nelle camere riservate. Cena e pernottamento.

2° Giorno – Ragusa Ibla / Ragusa superiore

Prima colazione in hotel.

Arrivo a Ibla che costituisce il centro storico di Ragusa sorta dalle rovine dell’antica città e ricostruita secondo l’antico impianto medioevale dopo il terremoto.  Essa contiene ben 50 chiese e numerosi palazzi in stile barocco. Di grande pregio è il portale di S Giorgio  in cui è raffigurato il santo cavaliere che trafigge il drago, con la regina di Berito inginocchiata che assiste alla scena. Il portale è tra i più importanti simboli della città, poiché è stato assegnato a Ragusa  il premio Portale d’argento.

Il Duomo di S Giorgio con una facciata a torre che comprende il campanile e situata in cima ad una scalinata che ne accentua l’imponenza. All’interno si trovano le statue dell’artista Gagini e il capolavoro della ditta Serassi, l’ Organo composto da 3368 canne. Sono conservati i due simulacri che vengono portati in processione per le strade, durante la festa patronale di San Giorgio: la statua del Santo a cavallo opera dello scultore palermitano Bagnasco, che la realizzò nel 1874, e la grande cassa-reliquiario in lamina d’argento sbalzata, opera del 1818 dell’argentiere palermitano Domenico La Villa, inoltre all’interno vi è un dipinto della Madonna col Bambino con ai fianchi un Santo vescovo ed un Santo monaco, il cui ritrovamento fu considerato un evento miracoloso.

La chiesa di S Maria dell’Itria appartenuta ai Cavalieri di Malta, la Chiesa di S Filippo Neri, sorta intorno al XVII secolo grazie alla confraternita devota al santo, ha una struttura molto semplice, ma è impreziosita dal portone d’ingresso. La Chiesa di S Maria delle Scale dove è possibile ammirare una cappella rinascimentale con un fonte battesimale scolpito in un solo blocco, la Chiesa delle Santissime Anime del Purgatorio ricostruita nel XVIII secolo, a tre navate, con pregevoli tele e la statua in argento del santo.

Degustazione dei piatti tipici locali.

Nel pomeriggio visita a Ragusa superiore, situata invece sull’altopiano e da cui è possibile ammirare un’incredibile panorama.  Ragusa denominata dai letterati l’isola nell’isola a causa della sua storia che la rende diversa dal resto della Sicilia. Sarà possibile ammirare alcuni dei principali monumenti simbolo del tardo barocco dichiarati Patrimonio dell’Unesco. La Cattedrale dedicata a S Giovanni Battista, edificata sulle sue rovine verso la fine del XVIII secolo che possiede una maestosa facciata, ricca di intagli e sculture,  è arricchita da tre portali: quello centrale è ornato da colonne e statue di pregevole fattura che rappresentano l’Immacolata, il Battista e San Giovanni Evangelista, all’interno vi è il grande organo “Serassi”, con la sua monumentale cantoria in legno scolpito e dorato.

Palazzo Zacco, tra i più belli di Ragusa superiore, fu costruito dal barone Melfi.  Il portone d’ingresso è fiancheggiato da due colonne con capitelli corinzi sui quali poggia il balcone centrale con una ringhiera in ferro battuto. Gli stipiti dei balconi sono sorretti da mensoloni che contengono nel registro inferiore mascheroni grotteschi, in quello superiore figure fantastiche ,che ricalcano quelli di altri palazzi nobiliari. Nella testata ad angolo tra le due strade vi è l’enorme scudo araldico dei Melfi di S. Antonio. Con questo palazzo entra a Ragusa lo stile rococò e oggi è la sede del museo delle tradizioni ragusane.

Palazzo Schininà di Sant’Elia; fu costruito alla fine del XVIII secolo dal barone Mario Leggio Schininà marchese di Sant’Elia e primo sindaco di Ragusa superiore. La facciata dell’ala nord ha sette balconi al primo piano: nel mezzo si trova il portone centrale arricchito con ghirlande e capitelli rococò. Dal portone si accede a un cortile interno da cui si diparte il sontuoso scalone che porta ai portici del piano superiore. Palazzo Bertini, caratterizzato dalle numerose sculture come i tre imponenti mascheroni simbolo del barocco: il mendicante, il nobile e il mercante. Il primo è coperto di stracci e mostra un viso deforme con un grande naso e la bocca senza denti, il nobile, dallo sguardo fiero, ha un elegante cappello piumato da cui fuoriesce la capigliatura a boccoli, mentre il mercante ha il viso paffuto con un grande turbante ed un orecchino con una grande perla, segno di ricchezza.

Arrivo in hotel. Sistemazione nelle camere riservate. Cena e pernottamento.

3° Giorno – Modica/Scicli

Prima colazione in hotel.

Arrivo a Modica, denominata la città del cioccolato situata nella parte orientale della Sicilia. Il suo nome ebbe diverse forme: i Romani la chiamavano Mothyca, i greci Motouca e infine Mutica. Il termine verrebbe da Murika, che nella lingua dei Siculi significa “nuda roccia”, così è stato tramandato dai greci prima e dai romani dopo. Subì la dominazione di diversi popoli come ellenici, fenici, romani, bizantini, arabi e normanni. La città è divisa in tre aree principali: Modica alta, Modica Bassa e la nuova zona detta Modica sorda. Passeggiando per le vie del centro sarà possibile visitare la Chiesa di S Pietro, dichiarata Chiesa madre al pari di San Giorgio ed è la chiesa “ufficiale” dei conti di Modica. Edificata tra il 1301 e il 1350 circa possiede una bella scalinata con le statue dei dodici apostoli, chiamati dal popolo “santoni”, conduce alla sobria ma imponente facciata suddivisa in due ordini, e abbellita da quattro statue, raffiguranti san Cataldo, santa Rosalia, san Pietro e la Madonna,mentre in cima la statua di Gesù Cristo in trionfo. All’interno la volta della cupola è ricca di affreschi, raffiguranti scene del Vecchio e del Nuovo Testamento. 

Proseguendo per la piazza Monumento, sarà possibile osservare Palazzo Grimaldi, XVIII- XIX secolo, con il portale della chiesetta di S. Cristoforo, cappella privata della famiglia Grimaldi. Possiede 14 balconi in due piani, ed è il più bell’esempio di edificio in stile neorinascimentale fra quelli che si affacciano sul centro storico di Modica Bassa ed ospita nei suoi saloni una Pinacoteca, ricca di opere pittoriche dei più noti artisti dell’area iblea dalla seconda metà dell’Ottocento fino ai nostri giorni.

Sul lato opposto invece il Palazzo della cultura, sede del Museo Civico Archeologico, mentre in fondo alla strada  S. Maria di Betlem, una delle tre antiche collegiate e risalente al XIV secolo, al suo interno una pregevolissima Cappella Palatina, detta anche Cappella Cabrera, in stile tardo gotico, sopravvissuta al terremoto del 1693. L’arco di ingresso alla Cappella con elementi decorativi arabi, normanni e catalani, uno dei più bei monumenti che l’architettura abbia prodotto in Sicilia tra XV e XVI secolo. Suggestivo in questa chiesa è anche il Presepe Monumentale permanente con 62 statuette in terracotta realizzate a Caltagirone.

Più avanti la Chiesa del Carmine XIII- XIV secolo, è arricchito da un bel portale risalente alla fine del Trecento, già dichiarato Monumento Nazionale all’inizio del XX secolo, sovrastato da un rosone francescano con dodici raggi, il tutto in stile tardogotico chiaramontano, inoltre è esposta una Madonna del latte (secolo XIV): una statua in cartapesta, un altare sulla sinistra accoglie il gruppo statuario in marmo bianco dell’Annunciazione, opera di Antonello Gagini.

Infine è possibile ammirare la Chiesa della Madonna delle Grazie. L’edificazione del santuario di Modica fu decisa in seguito al ritrovamento di una tavoletta di ardesia raffigurante la Madonna con in braccio il Bambino; la narrazione riporta che la tavoletta bruciò incessantemente per tre giorni, dentro un cespuglio di rovi, senza consumarsi, per cui si gridò al miracolo, ed il popolo volle che ivi fosse innalzata un edificio di culto, la Madonna delle Grazie fu proclamata patrona principale di Modica.

Degustazione dei piatti tipici locali come il cioccolato di Modica al peperoncino, alla vaniglia e alla cannella oltre che i capperi, i pomodori secchi, il miele, i fichi d’india e i numerosi formaggi come il caciocavallo e il Ragusano di Vacca Modicana.

Nel pomeriggio arrivo a Scicli, centro del barocco ibleo del Val di Noto, con il Palazzo Beneventano, definito da Sir Anthony Blunt il più bel palazzo barocco di Sicilia. In cima  al palazzo svetta lo stemma coronato dei Beneventano decorato da due teste di mori, ormai uno dei simboli della città. È stato inserito nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Viene considerato come l’edificio più originale in Sicilia,poiché possiede balconi scenografici con particolari inferriate panciute sostenuti da mensoloni, che raffigurano animali fantastici. Le finestre del piano inferiore presentano invece nell’arco di volta mascheroni e caricature umane. 

Palazzo Fava, con  decorazioni tardobarocche del portale d’onore e  dei balconi e in particolare  su via san Bartolomeo ornato di grifoni, mostri e teste di moro; la Chiesa di S Matteo, simbolo di Scicli e chiesa Madre fino al 1874, è posta sul colle di San Matteo, sito della città vecchia. È l’edificio ecclesiastico più antico della città. La Chiesa di S Giovanni Evangelista, fu edificata tra il 1760 ed il 1765, dal 191 svolge anche la funzione di Pantheon, avendo ricevuto numerose spoglie di soldati sciclitani caduti nella Prima guerra mondiale.

La Chiesa di S Teresa, con il suo interno tardobarocco è uno dei più ricchi della provincia per gli stucchi, le tele, le sculture, le pavimentazioni a tarsie bianche e nere; la Chiesa di S Bartolomeo Apostolo, invece è uno dei più importanti monumenti della città di Scicli, risalente ai primi anni del XV secolo, in stile barocco-neoclassico. Di notevole importanza gli affreschi sulla volta della navata che rappresentano scene della vita di San Bartolomeo nei momenti della preghiera, della benedizione, dell’arresto e del martirio, la pala d’altare raffigurante il Martirio di San Bartolomeo; la  Chiesa di S Maria LaNova, è in stile neoclassico denso di sculture, pitture e reliquie di grande interesse per antichità e pregio. Annesso all’edificio ecclesiale il cosiddetto giardino di San Guglielmo con l’omonima Chiesetta e il tronco del cipresso che la tradizione vuole piantato dal santo. Il Castelluccio, posto sulla sommità in cui sono ancora visibili e visitabili le fondazioni di una torre triangolare di età antica che dà il nome al complesso. A occidente su una terrazza calcarea si apre la cosiddetta piazza d’Armi che sovrasta i resti del vicino Castellaccio.

Arrivo in hotel. Sistemazione nelle camere riservate. Cena e pernottamento.

4° Giorno – Donnafugata/Punta Secca.

Prima colazione in hotel.

Arrivo a Donnafugata e visita al suo castello, residenza di Bernardo Cabrera giustiziere del Regno di Sicilia, con oltre 120 stanze come quella della musica, la sala degli stemmi, il salone degli specchi e l’appartamento del vescovo, senza dimenticare il parco monumentale di ben 8 ettari con 1500 specie vegetali, la Coffee House, alcune grotte artificiali e un particolare labirinto in pietra. Inoltre, sulla terrazza e nel parco sono state girate varie scene della serie Il Commissario Montalbano.

Degustazione dei piatti tipici locali.

Nel pomeriggio trasferimento a Punta Secca, borgo marinaro del Comune di Santa Croce Camerina. Pomeriggio libero dedicato al mare e visita alla casa di Salvo Montalbano protagonista della famosa serie televisiva Il Commissario Montalbano.

Arrivo in hotel. Sistemazione nelle camere riservate. Cena e pernottamento.

4° Giorno – Agrigento/ Valle dei Templi

Prima colazione in hotel.

Partenza per Agrigento e visita della Cattedrale di S.Gerlando, in cui vi è sovrapposizione di diversi stili: da quello normanno a quello gotico chiaramontano, da quello rinascimentale a quello barocco. Di rilievo sono le decorazioni con figure di santi, personaggi biblici, mascheroni e figure allegoriche, figure di vescovi e stemmi gentilizi, l’ Urna argentea contenente le reliquie di San Gerlando del XII secolo, il Coro ligneo del XVIII secolo ulteriormente arricchite dai dipinti raffiguranti l’Incredulità di san Tommaso, I Discepoli di Emmaus, Il Rinnegamento di Pietro, Giuditta e Oloferne, opere di Nunzio Magro del XVII secolo. Chiesa S Maria dei Greci, è stata costruita sui resti di un tempio dorico, vi si accede attraverso un cortile delimitato da un portale in stile barocco. Al suo interno sono visibili le fondamenta del tempio di Giove Polieo. Chiesa del  monastero di Santo Spirito, che presenta al suo interno pregevoli stucchi  in stile barocco, mentre la facciata è in stile gotico.

Il Teatro Pirandello, edificio su due livelli in stile neoclassico. Nell’atrio è possibile notare due lapidi marmoree dedicate rispettivamente al cinquantenario della morte del drammaturgo agrigentino Luigi Pirandello, premio nobel per la letteratura, ed alla intitolazione del teatro proprio al celebre autore noto in tutto il mondo. La casa Museo di Luigi Pirandello, che dista 4 km da Agrigento in  contrada  Caos; la famiglia Pirandello si era rifugiata per sfuggire alla grave epidemia di colera che nel 1867 imperversava in tutta la Sicilia. Essa contiene una vasta collezione di fotografie, libri con dediche autografe del grande autore, locandine delle sue opere più famose rappresentate nei teatri di tutto il mondo. Inoltre sarà possibile fare la passeggiata al pino. Sotto questo grande albero infatti, Pirandello amava soffermarsi a pensare, a dipingere, a riposarsi e a scrivere agli amici. Ed è qui che ha voluto essere sepolto, secondo le sue ultime volontà.

Degustazione dei piatti tipici locali.

Arrivo nella località marina di Falconara Marittima, dove sarà possibile rilassarsi e godere delle splendide acque cristalline, la spiaggia è movimentata durante il periodo estivo, compresa tra due promontori, è sovrastata da un pittoresco castello trecentesco di proprietari privati, che ne caratterizza l’intero paesaggio.

Arrivo in hotel. Sistemazione nelle camere riservate. Cena e pernottamento.

5° Giorno –Valle dei Templi Agrigento

Prima colazione in hotel.

Mattinata libera in uno degli alberghi del luogo con piscina, spa, animazione e divertimento

Degustazione dei piatti tipici locali.

Visita serale alla Valle dei Templi , uno dei siti archeologici più rappresentativi della civiltà greca classica. Su un crinale roccioso che delimita a sud l’altopiano su cui sorgeva l’abitato classico, vi sono i resti dei templi dorici. La visita serale e notturna consente di immergersi nella magica atmosfera della Valle illuminata prima dai colori del tramonto e poi dai riflettori. Il percorso lungo la Via Sacra, consente di ammirare i magnifici templi dorici illuminati, recentemente inserito dall’Unesco nella lista del patrimonio culturale dell’umanità : il Tempio di Hera (Giunone), il Tempio della Concordia,  il Tempio di Eracle (Ercole) e il Tempio di Zeus (Giove) Olimpico.

Arrivo in hotel. Sistemazione nelle camere riservate. Cena e pernottamento.

6° Giorno – Calascibetta/ Agira/ Treno Museo di Villarosa

Prima colazione in hotel.

Arrivo a Calascibetta, il cui nome deriva dall’arabo q’alat shibet che significa “il castello sulla vetta”. Si suppone sia nata nel IX secolo come accampamento militare musulmano, sulla rocca antistante Henna, per tentare l’assedio della roccaforte bizantina. Sarà possibile visitare alcuni monumenti della città come la Chiesa Madre dedicata a S Pietro e Santa Maria Maggiore, che fu costruita sopra i ruderi del castello Marco ad opera del re Pietro II d’Aragona, ultimata nell’anno 1340. Subito dopo, nel 1342, fu nominata dallo stesso re Regia Cappella Palatina.

La chiesa ha le caratteristiche dell’architettura religiosa urbana delle grandi cattedrali di Sicilia, la cui pianta si sviluppa a forma basilicale. Oggi si presenta a tre navate e può essere considerata tra le maggiori espressioni dell’arte catalana in provincia di Enna. All’interno vi sono sculture con felini alati accovacciati come delle sfingi egizie e bassorilievi che presentano  forme allegoriche.
La costruzione sorge sopra i ruderi di un castello, i cui scavi sono stati lasciati aperti e si trovano inglobati nell’area del pavimento della chiesa e delle sacrestie adiacenti.

Il castello che gli antichi storici denominavano Marco era posto sulla sommità del colle. Quello di Calascibetta fu uno dei primi castelli di vetta della Sicilia, che conteneva al suo interno anche una chiesa rupestre paleocristiana. I muri perimetrali presentano alcune feritoie, che servivano  per la difesa della fortificazione. Nell’insieme, queste due costruzioni, comprese l’una nell’altra,  rappresentano un’ architettura fortificata chiaramente difensiva, e l’altra  tardo gotico.

La Chiesa del Carmelo edificata nel 1771. L’intero complesso si trovava fuori dalle mura della città, tra il borgo medievale e il Quartiere ebraico. L’interno vi sono nicchie con 2 altari per lato: nel primo altare di sinistra una pittura di Domenico Provenzana con i santi carmelitani, insieme alla statua di un santo, mentre nel secondo altare sempre a sinistra un crocifisso ligneo e un gruppo marmoreo “L’Annunciazione”, attribuito al Gagini, oggi posto dietro l’altare maggiore. 

Il Santuario Madonna del Buon Riposo è legato ad un evento miracoloso. La storia racconta che nel secolo scorso, nelle miniere sottostanti la festa, venne ritrovata una roccia con le sembianze della Madonna. Nacque una diatriba tra il clero che voleva la roccia in paese e i minatori che viceversa volevano tenersela e che non intendevano assolutamente cederla.

A risolvere l’astio intervenne il miracolo, la Madonnina diventò pesantissima e i minatori, dopo essersi riposati, non potevano più riprendere il cammino verso il paese. In quel posto venne costruito l’odierno santuario della Madonna di Buon Riposo.

Degustazione dei piatti tipici della provincia di Enna come le cassatelle di Agira, che hanno la forma di una mezzaluna, a base di pasta frolla e ripiene di cacao e mandorle tritate.

Arrivo ad Agira, tra i centri più antichi della Sicilia, tra i luoghi di maggiore interesse: il castello di cui sopravvivono i ruderi che consentono una ricostruzione parziale del complesso. Esso doveva essere circondato da una cinta muraria di cui sono visibili, sul lato ovest, la cortina intervallata da tre torri di pianta e dimensioni diverse.  

La chiesa dell’abbazia di San Filippo sorge sui resti di quella dell’antico monastero greco fondato secondo la regola basiliana fuori dall’abitato ai piedi del monte di Agira tra VII e VIII secolo e dedicato a Filippo santo di provenienza orientale. L’attuale facciata della chiesa, realizzata tra il 1916 e il 1928 su progetto di G. Greco in sostituzione di quella di fine Settecento crollata nel 1911, è dalle forme lineari e decorata con una serie di nicchie che ospitano statue di santi: la grande nicchia con san Filippo che sconfigge il demonio sovrasta sei nicchie con le statue dei protettori delle altre sei parrocchie di Agira. Nel medaglione sopra la porta principale è raffigurata Santa Maria Latina e sopra le altre due porte vi sono le effigi di san Filippo diacono e san Eusebio. Nella cripta furono ritrovate le sue spoglie insieme a quelle di san Eusebio, san Filippo diacono e san Luca Casali, conservate poi nell’arca argentea delle reliquie costruita nel primo decennio del Seicento, secolo nel quale viene anche realizzato dall’artista messinese Pietro Juvarra (1652) il busto anch’esso d’argento di san Filippo. 

La chiesa di S. Margherita: il prospetto ottocentesco è neoclassico. L’interno è a pianta basilicale a tre navate absidate con un ampio transetto, sormontato al centro dei bracci da una grande cupola. Di rilievo stucchi e decorazione a mosaico nella cupola e nella zona presbiteriale.

Visita al Treno Museo di Villarosa che nasce nel 1995 per iniziativa del capostazione Primo David. La stazione di Villarosa destinata alla chiusura, è rinata grazie all’intuizione di David che ne ha fatto uno dei più caratteristici musei dell’Arte mineraria e della civiltà contadina della Sicilia. Otto vecchi vagoni, utilizzati per le deportazioni degli ebrei durante la seconda guerra mondiale, sono stati così interamente restaurati e allestiti con oggetti, foto e attrezzi d’epoca collocati per far rivivere antiche atmosfere e tempi lontani in cui i giorni trascorrevano lenti, tra la faticosa vita in miniera e la famiglia.

Il viaggio all’interno dei vagoni è accompagnato da una voce diffusa da piccoli altoparlanti che racconta la vita dei “carusi” e dei minatori che lavoravano nelle zolfare dell’ennese e di Caltanissetta. Il museo ospita una minuziosa raccolta di oggetti che erano di uso quotidiano come vecchie stufe, letti in lamiera, mobili d’epoca, attrezzi del contadino ma anche arredi baronali.

Arrivo in hotel. Sistemazione nelle camere riservate. Cena e pernottamento.

7° Giorno – Acicastello/ Catania

Prima colazione in hotel.

Partenza per Catania, sosta ad Acicastello dove sarà possibile passeggiare sul lungomare e ammirare il suo maestoso castello posto su una rupe che si affaccia sul mare, di origine bizantina,  la casa del nespolo, museo dedicato alla memoria del romanzo I Malavoglia di Giovanni Verga, la chiesa di S Giuseppe e gustare un’ottima granita.

In serata rientro a Catania e fine dei nostri servizi.

Tra Svevi , Normanni e Garibaldini…la meravigliosa Sicilia Occidentale

Il breve itinerario che vi proponiamo in soli otto giorni vi condurrà attraverso le principali e più rappresentative località della Sicilia Occidentale, sulle tracce di vicende e di personaggi che hanno fatto la storia d’Italia e d’Europa.

1° giorno – Palermo
All’aeroporto di Punta Raisi verrete accolti dall’accompagnatore che vi condurrà alla navetta: in cinquanta minuti giungerete alla stazione centrale di Palermo e da lì condotti in hotel per la sistemazione.
Dopo una breve sosta, e magari una deliziosa granita, sarete pronti per iniziare il tour per le vie di una delle città multiculturali più interessanti d’Europa.
Amata da Federico II, Palermo è un museo a cielo aperto. Passeggiando per le vie di questo paese delle meraviglie vi imbatterete nei Quattrocanti, l’incrocio tra Via Vittorio Emanuele e via Maqueda , storica piazza sulla quale si aprono le facciate convesse dei palazzi nobiliari seicenteschi, ospitanti le nicchie con le statue delle sante protettrici di Palermo, Cristina, Ninfa, Oliva e Agata…quest’ultima poi soppiantata da Santa Rosalia, a santuzza per eccellenza. In realtà i Quattro Canti segnavano l’ingresso alle quattro zone cittadine , ognuna affidata alla protezione di una delle sante.


Continuando la passeggiata per via Maqueda, vi imbatterete in Palazzo Comitini, voluto dal Principe di Gravina alla metà del Settecento, un vero luogo da fiaba… e come sua Eccellenza il Principe salirete lo scalone che dalla corte interna porta al loggiato superiore e da lì alla sala delle Armi, e alla sala Verde con il magnifico lampadario di Murano, e poi la meraviglia della sala della Martorana, oggi splendida sede del Consiglio Provinciale, con le boiseries settecentesche e gli specchi incastonati delle pareti per dare luminosità e risalto all’affresco del Trionfo del Vero Amore, sulla volta : il carro della Saggezza, dopo aver sconfitto l’Avarizia, la Falsità e la Perfidia, travolge Eros ed Invidia.
Dalle glorie del Settecento alla magnificenza normanna del Palazzo della Regione, cuore pulsante del governo dell’isola: Palazzo dei Normanni, appunto, che racchiude, come il tesoro in uno scrigno, la Cappella Palatina, la Basilica della famiglia reale, che ancora stupisce il visitatore già dalla sua facciata con l’orologio delle ore canoniche, in pietra funzionante ad acqua. Varcata la soglia verrete rapiti dal fulgore dell’oro che risplende da tutti i mosaici che ricoprono le pareti della Cappella e ammaliati dallo sguardo magnetico del Cristo Pantocratore della calotta dell’abside.


Per chi ama gli spettacoli forti, da non trascurare le mummie nelle Catacombe dei Cappuccini, sotto la chiesa di Santa Maria della Pace. L’inconsueto spettacolo dei corpi dei frati cappuccini mummificati, per mera casualità, a cominciare dal corpo di frate Silvestro da Gubbio per finire con la tenerissima sepoltura di Rosalia Lombardo, datata 1920, la bimba di appena due anni che sembra essere stata appena rapita dal sonno e adagiata amorevolmente nella bara-culla dalle braccia dei genitori…uno strazio, che strapperà a chiunque una preghiera in ricordo di quell’antico dolore.


Ed ancora, nel quartiere della Kalsa, Palazzo Steri, Hosterium Magnum ovvero palazzo fortificato, simbolo del potere della nobilissima famiglia dei Chiaramonte, conti di Modica, che in Sicilia, tra due e trecento, ebbero un regno nel regno. Il Palazzo fu sede dell’Inquisizione siciliana e porta ancora le tracce dolorose del suo passato nelle scritte e nei graffiti lasciati sulle pareti dai prigionieri ivi rinchiusi.
E poi ancora un giro nei mercati della Vucciria o di Balllarò, da cui si scorge la chiesa della Madonna del Carmine, visibile da lontano con la sua cupola maiolicata e i telamoni che la sorreggono.
Le vie di Palermo offriranno l’occasione di degustare prodotti tipici d’eccellenza, dallo street food alle panelle, al panino con la meusa, ai locali rinomati.
Rientro in hotel. Cena e pernottamento.

2° giorno – Monreale/Bagheria
Prima colazione in hotel. Spostamento nella vicina località di Monreale, pochi km da Palermo, dove è possibile visitare il capolavoro dell’architettura Normanna.
E’ il Duomo di Monreale, con l’annesso Chiostro dei Benedettini. Secondo solo a Santa Sofia ad Istanbul per bellezza e ricchezza dei mosaici e per grandezza, il Duomo fu voluto da Guglielmo II detto il Buono nel 1172, dopo che la Madonna gli era apparsa in sogno rivelandogli dove il padre, Guglielmo detto il Malo, aveva sepolto un cospicuo tesoro. Il giovane sovrano eresse una basilica a gloria del Signore e per la realizzazione dell’opera chiamò un celebre architetto palermitano che, pare, avesse un fratello gemello, architetto anche lui che, però, lavorava alla costruzione del Duomo di Palermo. Tra i due fratelli nacque una grande rivalità che li spinse a dare il meglio, ed oggi ancora lo ammiriamo, ma che condusse alla distruzione morale dei due tanto che entrambi morirono suicidi. In realtà è solo una leggenda che ripercorre le tappe della storica rivalità tra Palermo e Monreale.


Entriamo, in silenzio in Chiesa, dalla porta ad Ovest e andiamo verso Est , alla ricerca dell’Abside, percorso che è paradigma della vita del fedele, si entra dal mondo delle tenebre, del peccato, da dove tramonta il giorno, e si va verso la Luce, dove Gesù Pantocratore ci accoglie come “un sole che sorge dall’alto”.
Lo sguardo di Cristo vi segue ovunque nel Duomo, fino all’uscita, dove troviamo la Madonna dell’Odigitria, dei pellegrini, che con il suo sguardo dolcissimo e il bambinello in braccio raccomanda a chi esce di portare il messaggio di Cristo nel cammino della vita.
Nel pomeriggio vi attende Bagheria, l’antica Baar al Gherib, letteralmente la porta del vento in arabo.
Bagheria era la località preferita dai nobili palermitani per trascorrere le vacanze estive. Nascono così le stupefacenti ville Settecentesche , alcune oggi visitabili anche all’interno. I nobili palermitani rivaleggiavano tra loro in fasto e originalità nella realizzazione delle loro dimore che rivelano , però, un unitario riferimento alla filosofia alchemica, dalle sculture del dio Mercurio, presente ovunque, che soprassedeva alla trasformazione della materia, all’impianto planimetrico che ricalca l’Opera alchemica e i viaggi iniziatici dei maestri. Pare che vi fosse l’intento di fare di Bagheria un rifugio per i nobili illuminati che desideravano sfuggire all’opprimente clima di austerità che l’Inquisizione aveva creato a Palermo.

I migliori esempi sono la Villa Valguarnera, dove si trovano sette sedili in pietra riferentisi ai sette stadi di trasformazione della materia e le eleganti coffee houses in stile neoclassico, con affreschi; la Villa Palagonia , conosciuta anche come villa dei Mostri per le grottesche sculture che si trovano nel parco, e che ospitò Goethe nel 1787; la Villa Spedalotto dove nel 1991 furono girate alcune scene di Johnny Stecchino.
Degustazione dei piatti tipici locali. Sistemazione in hotel a San Vito Lo Capo, cena e pernottamento.

3° giorno – San Vito Lo Capo/ Riserva dello Zingaro
Prima colazione in hotel
Un giorno di sole e di mare cristallino vi attendono a San Vito Lo Capo, attrezzato con strutture alberghiere per tutte le tasche. Se sarete in giro a fine settembre, le vie della cittadina vi accoglieranno con il profumo di Cous Cous che parla le lingue del mondo: é l’omonimo Festival , che non è solo cibo, ma anche musica e spettacoli di ogni genere.


Poco distante da San Vito Lo Capo si può visitare la Riserva dello Zingaro, una delle più estese e più ricche d’Italia e prima riserva marina di Sicilia, istituita nel 1981.
La Riserva è visitabile sia via terra, addentrandosi per i sentieri del parco verso le calette di Torre dell’Uzzo, Marinella, Del Varo, dello Zingaro, o via mare , con partenze giornaliere da San Vito Lo Capo.
La natura offre in questo lembo di Sicilia il meglio di sè , con una vera esplosione di colori e profumi, quelli dell’olivastro, dei mandorli, delle orchidee selvatiche e della palma nana, usata sin dai tempi antichi per realizzare oggetti di uso quotidiano; ed ancora , con un po’ di pazienza, l’esperienza sarà arricchita dall’avvistamento dell’Aquila del Bonelli, della Poiana, del Nibbio, del Gheppio .
Nella Riserva si trova il complesso del Museo dello Zingaro, in realtà si tratta di ben cinque musei, il Museo Naturalistico, il Museo delle Attività Marinare;il Museo della Civiltà Contadina;il Museo della Manna;il Museo dell’Intreccio, che raccontano la natura del luogo e le attività artigianali.
Degustazioni di prodotti tipici locali. Sistemazione in hotel a Trapani. Cena e pernottamento.

4° giorno – Trapani
Prima colazione in hotel
Il capoluogo di provincia più occidentale di Sicilia è uno scenario Barocco indimenticabile e terra del prezioso corallo, che è possibile ammirare e acquistare nei monili venduti nelle oreficerie cittadine, pezzi unici, figli della maestria degli artigiani locali che non amano ripetersi.
La città è tutto un susseguirsi di edifici barocchi , per lo più di natura religiosa, ed edifici nobiliari e militari, austeri e solidi.

La Basilica di Maria Sanissima Annunzia, la Chiesa del Collegio dei Gesuiti, la trecentesca Chiesa di Sant’Agostino con il magnifico rosone , un vero ricamo in pietra chiara, la Chiesa di San Pietro che ospita l’organo più antico della città, realizzato con 4000 canne da Francesco La Grassa, la Chiesa di San Domenico, che ospita un crocifisso ligneo famoso in tutto il mondo per il suoi poteri miracolosi.
E poi palazzo Chiaramonte, Palazzo San Severino e Palazzo Pepoli che ebbe l’onore di ospitare persino l’imperatore Carlo V, la Porta Oscura, che esisteva già al tempo dei cartaginesi, la Torre di Ligny con il vicino Viale delle Sirene che offrono una terrazza sul mare dove per secoli popoli di tutto il mediterraneo si sono incontrati e scontrati.


E poi da non perdere al tramonto la passeggiata sulle mura di Tramontana verso il Bastione Conca, sospeso sul mare di Sicilia, prima di andare a gustare un piatto di pesce o una deliziosa pizza rianata, magari nella pizzeria più famosa della città e che dal 1946 accoglie gli avventori in quelle che furono…stanze di una casa d’appuntamento.
Rientro in hotel e pernottamento

5° giorno- Erice
Prima colazione in hotel e poi, in automobile o pullman per una stradina tortuosa o con la funivia che offre lo spettacolo di Trapani e delle isole intorno si giunge ad Erice, spesso avvolta nella nebbia, come se appartenesse ad un altro mondo, aldilà del tempo e della storia. E’ la cittadina medioevale, dove, con un biglietto unico di pochi euro , potrete visitare percorrendo l’itinerario che tocca le attrazioni più importanti. Il Castello di Venere, sorto sui resti del tempio romano dedicato a Venere ericina, la Torretta Pepoli , arroccata su di uno sperone di roccia, oggi torre dedicata alla pace per volere di papa Giovanni Paolo II, il centro storico dalle vie lastricate in pietra e le facciate delle chiese volute dai potenti ordini religiosi e dalle famiglie nobili, il Duomo che stupisce già dall’esterno con uno meraviglioso nartece, vero capolavoro dell’architettura catalana, e la vicina torre campanaria che fu nei secoli anche torre di avvistamento perchè dai merli superiori si vede tutta la pianura sottostante.


Ed ancora il monastero di San Salvatore e il Convento di San Francesco, con le sue stanze e i giardini, ormai abbandonati, che trasudano ancora di preghiere, di incensi, di profumi antichi.
La città è un set cinematografico naturale e non sarà difficile riconoscere gli angoli in cui sono stati girati celebri film, come da recente il successo di PIF ” In guerra per Amore “.
Degustazione di prodotti tipici locali, negli antichi caffè soprattutto, come i bocconcini di marzapane e le deliziose genovesi alla crema bianca, da assaporare tiepide, accompagnate da un sorso di Marsala.
Sistemazione in hotel a Marsala, cena e pernottamento.

6° giorno – Marsala
Prima colazione in Hotel
Sul lembo più estremo della Sicilia troviamo l’antica Lylibeo, letteralmente città che guarda la Lybia, ovvero la costa africana, secondo gli antichi.
E’ sul lungomare che troviamo la stele che ricorda le origini di questa che Cicerone definì “Splendida civitas lilibetana”.
Dalle antiche origini puniche , al passaggio dei romani, agli arabi, al trionfo del Barocco, Marsala è uno straordinario trionfo di pietra chiara e architetture eleganti.
Lungo il Corso dei Mille, dopo aver varcato Porta Garibaldi, godrete della visita all’Auditorium di Santa Cecilia, l’antica Chiesa del Purgatorio, al Duomo che in origine era la Chiesa di San Tommaso di Canterbury, alla Chiesa e al Convento del Carmine.
Un giro in città offre pure l’occasione di incontrare negozi eleganti e alla moda, oltre ai locali dell’antico quartiere spagnolo che si anima soprattutto la notte, quando, chiuso il mercato del pesce che vi svolge, si riempie di musica e di allegria nei locali.
Del passaggio spagnolo si vedono già al primo ingresso in città le mura del Bastione fortificato , mentre spostandovi verso il lungo mare, si può visitare il complesso museale del Baglio dal quale si accede anche ai resti più corposi del quartiere romano con i mosaici policromi e in bianco e nero dell’insula, e diverse sepolture, oltre ai resti del cardo.
Dal Museo del Baglio, tra il profumo di mare e di timo, si entra nella chiesa di San Giovanni Battista e si scende nella cripta che ospita le pitture rupestri della Grotta della Sibilla Lilibetana, esempio del sovrapporsi di credenze religiose nel corso dei secoli.
A Marsala tutto parla dell’eroe Giuseppe Garibaldi, ma anche del vino celebre in tutto il mondo, l’omonimo Marsala, la cui preziosa produzione e i segreti del suo successo, sono ancora custoditi nelle Cantine Florio e Pellegrino, solo per citarne alcune.
Le Cantine, visitabili su prenotazione, offrono degustazioni e abbinamenti tra cibo e vino come fanno i sommelier di professione.
Le Cantine Florio, per esempio, si trovano sulla strada che da Marsala conduce verso lo Stagnone. In origine era composta di numerosi capannoni che durante la Seconda Guerra mondiale furono bombardati dagli Alleati perchè scambiati per obiettivi militari. Il personale delle Cantine vi racconterà storie e aneddoti sulla nascita e sulla fortuna del Marsala del Leone Morente, simbolo della famiglia Florio perchè…lo scoprirete durante la visita!


Poco fuori città la Riserva Naturale dello Stagnone ospita le saline e i mulini dai tipici tetti rossi e il Museo del Sale…non di rado Fenicotteri e Cavalieri d’Italia vi faranno compagnia nelle vostre passeggiate.
Dalle saline si possono ammirare le isole Egadi e la vicinissima Mozia, tutte visitabili e raggiungibili con il traghetto.
Degustazione di prodotti locali e piatti tipici, da pane e panelle, pasta con le aragoste e cannoli con la ricotta che renderanno indimenticabile il vostro passaggio a Marsala.
Sistemazione in hotel a Selinunte, cena e pernottamento.

7° giorno – Castelvetrano/Selinunte/Mazara del Vallo
Prima colazione in hotel.
Spostandoci verso l’interno della Valle del Belice , incontriamo Castelvetrano, la città del delizioso e inimitabile pane nero e della Chiesa di San Domenico che, per le decorazione a stucco e le sculture, è stata definita la Cappella Sistina di Sicilia.
Poco distante dal centro cittadino, passando per oliveti che producono l’olio di eccezionale bontà, si trova il Parco archeologico più grande d’Europa, Selinunte.
Purtroppo degli antichi templi dorici rimangono solo poche tracce, soprattutto perchè le colossali colonne furono utilizzate nel corso dei secoli come materiale da costruzione. Sono ancora visitabili i tracciati delle are e dei saccelli, e visibili i colonnati di tempio di Hera, conservato relativamente bene, il tempio F, che è il più antico , del VI sec. ac., e l’acropoli affacciata sul mare e circondata dalle possenti mura ancora oggi visibili.


Nel pomeriggio vi attende la città del Satiro Danzante, Mazara del Vallo.
La statua si trova nell’omonimo Museo: la collocazione, nella penombra della sala a lei dedicata, sembra raccontare l’emozione dell’equipaggio del peschereccio “Capitan Ciccio” che ripescò dapprima una gamba, e , qualche mese dopo, il resto del corpo di un satiro, alto 2,5 m, rapito nell’estasi della danza.


Dopo la visita la Museo del Satiro, nel cuore della città, seguite l’itinerario nella Casbah, dove si intrecciano i profumi del Cous Cous tunisino e della salsa made in Sicily, mentre si ammirano le facciate delle chiese barocche, il Chiostro dei Gesuiti, la Chiesa di Sant’Ignazio, San Vito , San Bartolomeo, Santa Caterina, ma soprattutto il meraviglioso Duomo dalla cupola ricoperta di maioliche verdi che si apre su Piazza della Repubblica, San Michele, San Nicolò Regale, finita anche in una scena del Commissario Montalbano…Alle spalle del Duomo , il Teatro di Garibaldi, il primo teatro democratico d’Italia, senza palco reale e costruito dai pescatori con i resti delle barche da pesca.


Saliamo verso Piazza Mokarta, che prende il nome dal generale arabo che nel 1075 cinse d’assedio la città, verso il giardino dalle magnolie secolari , e i resti del castello Normanno, prima di gustare un caffè sul lungo mare Mazzini e riprendere la passeggiata a ripa di mare fino a San Vito a mare, la piccola chiesa, poco più di una cappella, lambita dalle onde del Mare di Sicilia.
Degustazione di prodotti tipici. Rientro in Hotel , cena e pernottamento.

8°giorno-Salemi
Prima colazione in hotel e spostamento verso la vicina Salemi.
Sorta ai piedi del Monte delle Rose, Salemi deve il suo nome probabilmente al termine arabo Salam , segno di Pace e di speranza e fu capitale d’Italia, sebbene per un giorno, per volere di Garibaldi che issò il Tricolore dall’alto del torrione del Castello Svevo Normanno.
Nonostante la città sia stata segnata dal terribile terremoto del Belice nel 1968, Salemi conserva il fascino di una città ricca di eventi, annoverata anche nel gruppo dei Borghi più belli d’Italia.
I resti delle architetture barochhe dimostrano la ricchezza del territorio che derivava dalle colture circostanti e dalle cave di pietra camapnedda con la quale furono realizzate le sculture e i decori delle cittadine circostanti.
I resti della Chiesa Madre, sorta sul tempio dedicato a Venere, introducono in una atmosfera sospesa…oggi sono visibili la pianta e parte delle mura posteriori con l’altare. Numerose altre strutture dalla chiesa del Collegio dei Gesuiti alla Basilica paleocristiana di San Miceli arricchiscono la passeggiata in città.
Stupisce passeggiando per Salemi la presenza, oltre che i numerose chiese, anche di un quartiere ebraico, chiamato della Giudecca, e di un quartiere islamico, detto Rabato, a testimonianza della vitalità e dell’integrazione culturale che da sempre anima la cittadina siciliana.


Celebre a Salemi la tradizione dei Pani , preparati dalle donne del paese raffiguranti animali, piante e utensili da lavoro con il solo uso di acqua , farina, tanta maestria. Si ricordano i Pani di San Giuseppe con le famose Cene, piccoli altari votivi in legno coperti di foglie di mirto e alloro e decorati con i pani detti “Cuddureddi”; o i “Cavadduzzi” di San Biagio che ricordano episodi della vita della città che narrano di interventi miracolosi del santo; pani sacri sono quelli realizzati per la festa di San Francesco da Paola il 2 aprile detti “Bastone” e “Cucciddati”, I Pani di Sant’Antonio da Padova, i “Panelli” di San Nicolò da Tolentino, i pani di santa Elisabetta d’Ungheria. Inoltre ” u peri di voi” Piede di Bue confezionato con la prima farina del nuovo raccolto, i Manuzzi, in occasione della commemorazione dei defunti del 2 novembre, “u Carcocciulu” per le feste natalizie. Tale varietà di produzione ha valso a Salemi il titolo di città dei pani e a questa cospicua produzione è dedicato il Museo del Pane Rituale.
I resti di un antico e glorioso passato si mescolano con le tracce di un doloroso presente nel Museo della Mafia. Il Museo è stato ideato da Oliviero Toscani e si svilupa come un percorso didattico non solo sulla storia della Mafia ma di come il fenomeno ha modificato costumi e persino paesaggio. Il percorso inizia con le Dieci Cabine che indicano gli aspetti sui quali l’organizzazione è intervunuta, e dalla sale sull’Abusivismo Edilizio, alla Cronostoria che narra 150 anni del fenomeno mafioso, alla sala delle Pale Eoliche fino alle tele e alle dichiarazioni del pittore della mafia, Gaspare Minutolo.
Un modo per riflettere e comprendere una terra e un popolo unici nel loro genere.
Degustazioe di prodotti tipici.
Rientro a Palermo . Partenza.

Fine dei servizi

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