La leggenda del Castel Sant’Angelo di Roma

Il Castel Sant’Angelo è sicuramente uno dei luoghi più visitati in Italia. Nato come un enorme sepolcro circolare, destinato a contenere le ceneri dell’imperatore Publio Elio Adriano, della sua famiglia e dei suoi discendenti, fu ultimato nel 139 d.C..

Da monumento funerario ad avamposto fortificato, da oscuro e terribile carcere a splendida dimora rinascimentale che vede attivo tra le sue mura Michelangelo, da prigione risorgimentale a museo, Castel Sant’Angelo incarna nei solenni spazi romani, nelle possenti mura, nelle fastose sale affrescate, le vicende della Città Eterna dove passato e presente appaiono indissolubilmente legati.

Naturalmente questo luogo non poteva non racchiudere una leggenda …  nell’anno 590 d.C. Roma era stremata dalla peste e l’allora Papa Gregorio Magno organizzò una processione di tre giorni per scongiurare la fine della terribile epidemia. Prese parte l’intera cittadinanza; giunti all’altezza del mausoleo di Adriano, la leggenda narra che apparve a tutti, sulla sua sommità, l’Arcangelo Michele in tutta la sua magnificenza, nell’atto di rinfoderare la sua spada. Tale gesto fu interpretato dal Papa come l’annuncio della fine del flagello della peste, cosa che infatti avvenne subito dopo. Era il 29 agosto del 590 e quella sera stessa la pestilenza cessò.

Per ricordare tale avvenimento fu quindi scolpito sulla sommità del castello l’angelo così come apparve alla folla. E fu da allora che la “mole Adriana” divenne “Castel Sant’Angelo”.

L’angelo del castello non è ovviamente l’originale, sono passati quasi 1500 anni ed è andato più volte sostituito. L’attuale è alto circa 5 metri ed ha un’apertura alare di 6 metri.

La leggenda narra inoltre che dove l’angelo “atterrò”, lasciò impresse l’impronta dei piedi sul marmo del castello. Questa pietra contenente le impronte fu successivamente staccata, ed esposta ai fedeli fino verso il 1600. Oggi potete togliervi la curiosità andando a “trovarla” ai Musei Capitolini, nella Sala delle Colombe, sicuramente un calco piuttosto singolare…

Articolo scritto da Graziella La Rosa