Il Castello di Sirmione e la sua misteriosa leggenda

SirmioneCastleIl Castello di Sirmione sul lago di Garda è una delle più imponenti fortezze medievali d’Europa costruite sull’acqua, ed è stato teatro di vicende molto crudeli e sanguinose. Circondato su tutti i suoi lati dall’acqua e si erge imponente a difesa della città.

E’ una rocca di epoca scaligera ed è bagnata su tutti i lati dalle acque del lago di Garda, e su uno di questi lati è stata realizzata, poco dopo la costruzione del castello, la darsena, che un tempo rappresentava il luogo di rifugio della flotta scaligera.

Le mura e le tre massicce torri maggiori sono caratterizzate dalle merlature a coda di rondine che contraddistinguono ogni costruzione scaligera: dietro questi tre torrioni emerge l’imponente mastio, alto 47 metri, sotto al quale si trovavano le celle destinate ai prigionieri.Ingresso-della-Rocca-Scaligera

Un tempo si poteva accedere alla rocca sia dall’esterno del centro abitato, che dal borgo stesso tramite ponti levatoi, mentre oggi è possibile entrare soltanto dal borgo. Attraverso porte munite di efficaci sistemi di chiusura si accede al grande portico, all’interno del quale si erge una scala che conduce ad un ponte levatoio. Da qui, tramite una rampa di 146 gradini, si possono raggiungere i camminamenti di ronda delle mura, dai quali si può apprezzare la darsena. Pure la darsena è difesa da torri che però, a differenza di quelle interne al castello, non sono caratterizzate dalla merlatura a coda di rondine ma da una struttura di base detta a punta di lancia. Questa caratteristica, insieme all’utilizzo di mattoni e pietre provenienti da zone vicine, denotano un periodo differente di costruzione.00014

La costruzione della rocca ebbe inizio intorno alla metà del XIII, per volere del  podestà di Verona Leonardino della Scala, meglio conosciuto come Mastino I della Scala.

Ma come tutti i castelli che si rispettino, anche in questo caso non poteva mancare una misteriosa e crudele leggenda legata ai due innamorati Ebengardo ed Arice. Si narra che la rocca fungesse da rifugio agli eretici Patarini della zona, fino a che gli Scaligeri non li trascinarono in malo modo sino a Verona, polverizzandoli nel celebre rogo del 1278. In questo castello viveva Ebengardo e la sua amata sposa Arice.castello3

Una notte  di pioggia e vento un cavaliere, Elaberto, Marchese del Feltrino, bussò alla loro porta per chiedere ospitalità. Arice era una donna bellissima, aggraziata e sensuale al tempo stesso e il Marchese s’innamorò di lei al primo istante. Avrebbe voluto godere della sua compagnia, ma riuscì a malapena a rivolgerle la parola, perché era ormai giunta la notte e ciascuno si sarebbe ritirato nella propria camera. Elaberto durante la notte  non riusciva però a trovare pace, poiché continuava a pensare ad Arice. Così decise che doveva averla a tutti i costi e iniziò a cercare la stanza dell’ignara donna. La trovò in fretta ed assalì Arice che urlò e cercò di fuggire dall’uomo. A quel punto il perfido Elaberto perse le staffe. Tirò fuori un pugnale e uccise la sfortunata Arice. Nel frattempo le urla richiamarono l’attenzione del marito che giunse troppo tardi. Iniziò una lotta furiosa tra i due uomini che porterà alla morte del marchese. A questo punto Ebengardo si uccise con lo stesso pugnale, ma non riuscirà neanche nella morte a congiungersi con la sua amata.fotolia_40786703_subscription_xxl

 L’uomo colpevole di omicidio fu condannato ad aggirarsi nel castello come fantasma e ancora oggi nelle notti di tempesta, è alla disperata ricerca della bella Arice, piangendo la notte maledetta nella quale non seppe proteggerla dal male che aveva bussato alla loro porta.

Articolo scritto da Elvira Guglielmino

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