Basilicata … le fiabe più famose del mondo

images (3)«L’Italia possiede nel Cunto de li Cunti del Basile, il più antico, il più ricco e il più artistico fra tutti i libri di fiabe popolari.»

Così Benedetto Croce definì il «Boccaccio Napoletano», Giambattista Basile: scrittore unico nel suo genere per il Seicento italiano. Il suo capolavoro multi fiabesco in antico dialetto napoletano, «Lo Cunto de li Cunti», o «Pentamerone», è da sempre uno dei principali punti di riferimento scritti della più classica tradizione italiana della Fiaba. La sua Opera, insieme a quella del Boccaccio e soprattutto di Gianfrancesco Straparola, è tra le più antiche e importanti del nostro patrimonio letterario nazionale, e la sua rilevanza è tale, da essere riuscita persino ad influenzare il lavoro di altri illustri raccoglitori, rielaboratori e scrittori di fiabe del Continente, tra i quali i tedeschi Grimm.

C’era una volta … chissà quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase da piccoli e se tutti noi conosciamo le fiabe,  in pochissimi invece sanno che queste furono scritte proprio da Gianbattista Basile un nobile napoletano che visse buona parte della sua vita in Basilicata.

Nel 1630, ad Acerenza, quando lo scrittore prese servizio per il Duca di Acerenza Galeazzo Pinelli, ultimò la raccolta di cinquanta fiabe “Lu cunto de li cunti” cagliuso; e fu proprio grazie ai suoi numerosi viaggi, tra le foreste e i borghi della Lucania e della Campania, che raccolse le storie e le leggende popolari. Queste, raccolte di prima mano dalla viva voce della tradizione popolare campana e lucana, vennero trascritte in lingua originale, ovvero nei dialetti dell’epoca.

Dalle foreste di Acerenza esce fuori Hansel e Gretel chiamata Ninnillo e Nennella nel libro di Basile. Qui è nato il Borgo delle Fiabe su iniziativa del Centro Studi Glinni, l’Accademia del Rinascimento di Roma e il Conte Domenico Basile discendente diretto del poeta.

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Il Monte Pollino fa da scenario a quella che è la favola della Bella Addormentata nel Bosco. Ancora oggi la cima della montagna si chiama serra Dolcedorme e Cozzo della Principessa. Si ipotizza che i pastori presero a raccontarla vedendo sulla cima e tra le nebbie i pini Loricati, i cui rami, una volta caduti e persa la corteccia, assomigliano ad esseri umani in riposo.

Nennello

Ma è la stessa Acerenza a conservare antichi riferimenti alle leggende popolari che intrecciano ninfe, fontane miracolose, passaggi misteriosi che conducono all’aldilà, e che sono diventati terreno fertile per la fantasia del grande Basile.

Articolo scritto da Graziella La Rosa 

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