Aventino: casa museo di Alberto Sordi

alberto sordi 1Nel cuore del quartiere Aventino di Roma, in Piazzale Numa Pompilio,  vicino il Parco Egerio e l’Appia Antica, in mezzo a tanto verde si trova la casa di Alberto Sordi in cui visse dal 1958 fino alla sua morte avvenuta nel 2003. Da qui il grande Albertone poteva godere della splendida vista delle Terme di Caracalla e più lontano anche del Circo Massimo, lui che è stato definito meritatamente, il più grande attore italiano della storia del cinema nazionale.

Soltanto nel 2013 la sorella Aurelia decide di aprire le porte della suntuosissima villa a Carlo e Luca Verdone perché girassero un documentario sui luoghi di un grande uomo che, come i grandi attori, comici e artisti nascondeva un velo di malinconia pur affrontando la vita sempre con grande sorriso.

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Lo scorso 15 giugno la villa è stata aperta alla stampa per presentare un progetto che renderà la villa di Alberto un museo. E proprio lui che un giorno disse: “Non mi sposo perché non mi piace avere gente estranea in casa” chissà come vivrebbe oggi questa importante iniziativa presentata dai responsabili della Fondazione costituita dallo stesso grande artista nel 2001, da Carlo Verdone e dal ministro per i Beni Culturali Dario Franceschini.
alberto sordi 3Non sarà un semplice luogo di memoria storica, ma piuttosto un luogo dove si vive realmente la storia del cinema italiano. Tra le stanze una fantastica barberalberto sordi 4ia, lo studio con tantissimi premi, foto ricordo come quelle con la sorella Aurelia scomparsa nell’ottobre scorso, come quelle con i papi, il salone ricco di argenti e porcellane con le sue poltrone in velluto beige come quelle che si trovano in tante famiglie. E poi il teatro, un luogo dove Sordi vedeva i film con un vero e proprio palcoscenico.

Tra i primi atti portati a termine dalla fondazione Giovani, presieduta da Carlo Verdone, c’è la digitalizzazione dell’unica copia esistente in 35 millimetri di Storia di un italiano, l’antologia televisiva a puntate realizzata da Alberto Sordi con il suo fedele sceneggiatore Rodolfo Sonego.

Articolo scritto da Graziella La Rosa

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